Manuale di scrittura creativa, di Roberto Cotroneo (io avrei dato altri titoli)

Il sottotitolo, a essere generosi, avrebbe potuto essere: “La scrittura per dummies”. O forse “La scrittura creativa se non vi interessa la scrittura scrittura”.

Un perfetto sommario? “Dopo questo manuale, mai più vorrete leggere un romanzo di Roberto Cotroneo”.

Perché è vero, si dice che non tutti i grandi esperti e professionisti e geni di una qualche scienza e mestiere siano in grando di trasmettere il proprio sapere agli altri, di insegnare. Ma è anche vero che Roberto Cotroneo c’ha provato a farlo, ha pubblicato un libro! Manuale di scrittura creativa, si intitola, e se il suo valore in termini di comunicazione è praticamente nulla o addirittura mortificante, il peggio è un altro.

Il peggio non è nemmeno il tono del tutto piatto o altrimenti compiaciuto con cui Roberto Cotroneo butta lì qualche paginetta di nozioni inutili e nemmeno basilari (che di “scrittura creativa” qui c’è niente, al massimo gli aeroplanini che si possono fare con le pagine), né le massime assolute decisamente opinabili (che “la storia si scriva da sé” senza un solido impianto preparativo mi pare, pur col mio occhio esterno, decisamente poco convincente), il peggio non sono gli imbarazzantemente inutili esercizi di scrittura (tipo: “decidete la trama di un romanzo e pensateci su”!), o l’assenza di qualsiasi spiegazione o consiglietto tecnico, no.

IL PEGGIO è quando Roberto Cotroneo infila brani di suo pugno, esempi di scrittura, o fa riferimento ai propri romanzi.

I suoi esempi di scrittura sono talmente tristi (VE LI RISPARMIO) che fan pensare, volendo essere ottimisti, a uno sfoggio di umiltà: tornando ai dummies di cui dicevo all’inizio, insomma, ho pensato che non volesse proprio pavoneggiarsi in mezzo ai suoi interlocutori. Ma poi parla dei propri romanzi, prendendoli ad esempio perfetto, e lì mi sono domandata se fosse spinto da un intento di autoboicottaggio: il tono compiaciuto e gli esempi di una noia abissale rendevano i suoi romanzi accattivanti come una tartare di manzo crudo in un mercato di strada indiano con quaranta gradi all’ombra.

Insomma:

se siete interessati a un manuale di scrittura minimamente utile o interessante, evitate questo;

se, come me, seguite articoli e blog di Cotroneo e da molto vi ripromettete di leggere un suo libro, assolutamente tenetevi lontani dal suo manuale di scrittura creativa, prima che ve ne passi del tutto la voglia.

 

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Immortalata la ricchezza di appunti presa durante la lettura. Persino la mia grafomania si è arresa.

Roberto Cotroneo, Manuale di scrittura creativa220 p., 2008, Castelvecchi editore

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12 pensieri su “Manuale di scrittura creativa, di Roberto Cotroneo (io avrei dato altri titoli)

  1. Che tristezza… a me verrebbe a voglia di leggere anche gli altri libri dell’autore! Comunque io dico basta agli autori che si autoincensano, non se ne può più…

    • Insomma, diciamo che ci son cose che non si possono insegnare, ma in campo artistico non solo chiunque può raggiungere amatorialmente risultati personali, ma credo sia per tutti indispensabile una base tecnica. E se non sono una scrittrice, mi viene meglio parlarti della musica, che ho studiato a livello accademico a lungo e comunque anche quello non era sufficiente a essere creativo. Non sono dell’idea che la creatività nasca dal cuoricino, ma più da processi cognitivi allenabili, e la creatività per esprimersi ha bisogno di esercizio e basi solide.
      Peccato che qualsiasi base utile (anche solo capire come muoversi sul punto di vista, la gestione dello stile, qualche esercizio di creatività scrittoria come ce ne sono a bizzeffe…) qui fosse del tutto assente, sia in termini tecnici che creativi 🙂
      “pensa una trama e pensaci su” mi ha abbastanza uccisa…

  2. lascio un commento anche se tardi (del resto è evidente quanto io sia diversamente sveglio):
    mi è piaciuto assai il tuo commento. personalmente odio i commenti diplomatici: se una cosa fa schifo, perché non dirlo chiaramente?
    i buoni libri non sono tantissimi, e sicuramente il “buono” è opinabile, ma il cattivo lo è molto meno e quindi anch’io faccio l’elogio della scrematura!

  3. Il problema è che scrivere un manuale di scrittura senza tenere conto delle specifiche esigenze di chi scrive è dura. Si rischia poi di essere presi in parola e fare danni. Non entro nel merito del tuo giudizio, ma no, in effetti non ispira.

  4. Non ho letto il libro in questione (dice: e allora che commenti a fare?) però ritengo i manuali di scrittura molto utili, se ben fatti (e quindi non scritti da italiani). Sì, perché la questione non è insegnare la creatività, bensì sfruttarla per realizzare un prodotto. Proprio qui sta secondo me la differerenza tra gli scrittori italiani e, per esempio, gli statunitensi. I primi considerano il proprio scritto una manifestazione artistica (pertanto frutto di talento, ispirazione e nient’altro e quindi non esplicabile); i secondi parlano di prodotto di fiction. E un prodotto segue un processo costruttivo fatto di regole e pattern che si ripetono, si applicano, si modificano all’occorrenza. E si possono insegnare.
    Molto spesso i consigli di scrittura si limitano a frasi tipo: è fondamentale scrivere un incipit bello e accattivante (che uno pensa: ma va? Io volevo scriverne uno brutto e noioso), senza spiegarti che cosa voglia dire scrivere un buon incipit e quali alternative tu abbia per scriverlo.
    Personalmente ho trovato molto ben fatti gli “essays” di Palahniuk (perché devo googlarlo tutte le sante volte per sapere come si scrive?) che sui canali ufficiali non si trovano più ma su quelli non ufficiali sì. Sono in inglese, però meritano lo sforzo. E poi c’è quel tipo di cui non ricordo il nome (il tipo che ha inventato il metodo snowflake) che è un po’ troppo “matematico”, però ha un sito web e una newsletter interessante, nella quale “smonta” anche romanzi e serie TV (vedere l’articolo su downton abbey) esaminandone le caratteristiche narrative, gli espedienti utilizzati, la caratterizzazione dei personaggi etc.
    Forse, chissà, considerare un libro un prodotto fa perdere un po’ l’aura d’artista allo scrittore, ma all’atto pratico è mooolto vicino alla realtà.
    PS. Bentornata.
    PPS. Odio questo form per i commenti. Ma sono sicuro di averlo già detto.

  5. @cosimo son d’accordo e cmq non dimenticate che la Scuola Holden di Baricco altro non fa che convalidare la teoria che una buona scuola di scrittura creativa ti può far diventare uno scrittore…e io non ci credo proprio…

  6. Avevo finora ignorato l’esistenza di un Roberto Cotroneo scrittore, ed era ben lungi da me l’idea che potesse esistere un Roberto Cotroneo maestro di scrittura (creativa o meno). Tu, per l’ennesima volta, hai dimostrato a quest’uomo che l’ignoranza è spesso una benedizione.

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