Ai piani bassi, di Margaret Powell. Cosa è, e cosa non è!

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“Ai piani bassi” è disponibile anche in ebook. Così potete leggere su dispositivo digitale come pulire le scale con la pomice.

La prima cosa che vi dico è cosa non è Ai piani bassi di Margaret Powell. Certi studiosi affermano che la gente degli articoli legge in genere solo l’inizio, poi li abbandoni o corra alla fine: mettete che io scriva subito che Ai piani bassi m’è piaciuto e magari voi chiudete il post, lo comprate, lo leggete perché l’ho consigliato e perché guidati dalla convinzione che abbia ispirato la serie tv Downton Abbey – che adorate – come strombazza Einaudi in piena fascetta gialla.

L’imperdibile fascetta “incriminata”. L’immagine di copertina è la tenuta protagonista della serie tv.

Ecco, in quel caso potreste poi decidere di venire sotto casa mia a far fare la cacca al vostro cane, perché avete scoperto solo dopo averlo letto che Downton Abbey e Ai piani bassi c’entrano l’uno con l’altro come i cavoli a merenda: nel senso che sono entrambi alimenti, ma insomma, far la pausa coi cavoli bolliti o con un bel paninetto con la marmellata sono due faccende vagamente diverse.

Quindi ve lo dico subito, per prima cosa, ché non voglio acquisti sbagliati e malintesi sulla coscienza: non so che libro e telefilm abbia letto e visto il “fascettaro” dell’Einaudi, che forse lavorava sotto il flash accecante di un abbaglio pubblicitario condiviso anche dall’editoria inglese, ma l’unica cosa che condividono Ai piani bassi e la serie inglese Downton Abbey è l’essere ambientati nello stesso Paese e, grossomodo, negli stessi anni.

Di Downton Abbey ho visto la prima stagione. E’ un telefilm in pochi puntate che racconta la storia di una ricchissima famiglia nobiliare inglese, della loro ampia tenuta e della servitù, dagli anni ’10 in poi.

Downton Abbey, la serie tv che ha abbagliato il “fascettaro” di Einaudi.

Ai piani bassi, pubblicato in Inghilterra nel 1968, è il memoriale di una cuoca, l’autrice, che racconta la propria esperienza come donna “a servizio” nelle famiglie benestanti inglesi e in particolari londinesi nei primi decenni del Novecento. E’ uno sguardo del tutto “ai piani bassi”: da sguattera sedicenne a cuoca un paio d’anni dopo, Margaret vive letteralmente le proprie giornate nei sotterranei.

E ce le racconta.

Riguardo al modo in cui ce le racconta, devo premettere un’altra cosa: Ai piani bassi non è un romanzo. Non è nemmeno un saggio storico. Una protagonista – una ragazza e poi donna, Margaret, intelligente e massiccia – c’è, ma non è davvero la sua vita che sta raccontando, con quel suo modo diretto e semplice.

Ciò che ci mette sotto gli occhi è infinitamente più generale e prezioso: è una carrellata di abitudini, di realismo e resoconti di un mondo che a noi pare lontano. E’ il ritratto di tante persone che sacrificarono la propria libertà, a volte dignità, diritto di scelta e opinione, per vivere a “servizio” nella sicurezza di due pasti al giorno e un tetto sopra la testa (in tal senso, molto interessante anche Quel che resta del giorno di Kazuo Ishiguro e il film di James Ivory che ne è stato tratto). E’ un ritratto di classe e di genere, spiccio, spesso incazzato con l’aristocrazia eppure rassegnato alle gerarchie e niente affatto piangente.

E’ anche una galleria di personaggi assurdi ed episodi divertenti, di abitudini e metodologie culinarie e domestiche che spesso sono vere chicche e molto più spesso fan guardare con gratitudine a detersivi ed elettrodomestici (dopo Ai piani bassi, qualsiasi fatica casalinga apparirà sotto una nuova luce!).

Insomma, se cercate la storia di una grande famiglia inglese non cercate qui. Ma se vi va di leggere un bel libricino scorrevole da tirar fuori dal cilindro quando qualcuno dirà con aria sognante: “Ohhh, avrei tanto voluto vivere all’epoca di Jane Austen” o cose del genere, questo fa per voi!

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18 pensieri su “Ai piani bassi, di Margaret Powell. Cosa è, e cosa non è!

  1. Non so come mai stiamo leggendo lo stesso libro 🙂 Comunque, sto guardando su un canale del pacchetto Sky Downtown Abbey, proprio perché citata nella fascetta del libro e concordo con te: hanno in comune l’essere ambientati in Inghilterra. Il libro è carino, una scrittura un po’ “semplice” per i miei gusti che tendono forse un po’ troppo al lirico di questi tempi. Comunque si legge con voracità e interesse.

    • Nonostante non abbia una vera e propria trama scivola via che è una meraviglia 😀
      Sto rivedendo anche io Downton con Sky, su On Demand, anche perché avevo visto solo le prime puntate in inglese ormai un paio d’anni fa. Insomma, ok che racconta anche la servitù, ma di certo con diverse atmosfere e toni e comunque l’interesse è principalmente incentrato sulla famiglia. Manca totalmente il punto di vista da “i piani bassi” 🙂
      La scrittura semplice inizialmente non mi dava molte soddisfazioni, poi andando avanti m’è parsa “una cosa gusta”: è la voce di una donna senza istruzione ufficiale, più esperienza umana che accademica 🙂

  2. Uh, quanto mi aveva fatta incavolare questa cosa. Meno male che l’avevo preso usato a 5 euro. A parte il fatto che io avevo trovato un’allegrissima e convintissima segnalazione che mi aveva convinta a prenderlo… forse è per questo che non faccio segnalazioni, mi ero davvero imbestialita.
    Che poi il libro è anche molto carino, ma dubito che l’avrei comprato se avessi saputo che non aveva niente a che fare con DA.

    • quindi in un certo senso la trovata pubblicitaria ha funzionato, mettiamola così, Peccato che poi non paghi in termini di fiducia 😉
      Le segnalazioni sono sempre
      allegrissime positivissime entusiasmissime.
      E infatti noi che ci piaggion le cose più critiche e soprattutto più lette le lasciamo dove sono, giusto? 😉 (comunque, stessa cosa con il nuovo di Olasfdottir, o come si chiama, l’autrice di Rosa Candida… leggo pezzo su blog tutto positivo ed è invece un’anteprima non letta <.<, capisco solo dopo… che poi magari il libro è bellissimo, ma sembra una pubblicità aggratis un po' bufala)

  3. Dicono (lo ammetto, ho letto solo la prima parte del post) che quelle fascette servano più al distributore per piazzare i lotti ai librai, che alle librerie per venderli ai lettori.

  4. Ma lo sceneggiatore di Downton Abbey ha _davvero_ ammesso di avere un debito nei confronti della Powell e dei suoi scritti che lo hanno aiutato a creare quel mondo!

    Certo la casa editrice ci ha marciato (anche quelle straniere, eh!) ed è chiaro che Downton Abbey non è un copia-incolla di Below Stairs/Ai piani bassi, però Downton Abbey parla molto della servitù e del rapporto fra piani bassi e piani alti (se avete visto solo la prima stagione non dico altro! Io sto aspettando con ansia la quarta a settembre!) solo che ne parla in maniera molto romantica, idealizzata, mentre la Powell l’ha vissuta sulla sua pelle e quindi è molto più schietta e realistica! Diciamo che sono due prodotti molto diversi che affrontano lo stesso argomento da prospettive opposte!

    Lasco il link anche alla mia recensione:

    http://robertabookshelf.blogspot.it/2012/03/206-below-stairs-di-margaret-powell.html

    Certo concordo con voi sulla presenza di troppa falsità nella pubblicizzazione di molti libri, specialmente sui blog, ma ormai ho imparato a prendere tutto cum grano salis… 🙂

    • Ciao Roberta! 😀 Innanzitutto benvenuta e grazie del commento!
      Guarda, avevo letto dell’ispirazione, ma mi pare non fosse affatto così indirizzata verso Ai piani bassi e dire che l’ispirazione viene da questo e non da “tutte le memorie in particolare non proprio questo ma altri libri” mi pare un po’ diverso… 😉 Che poi, sai, è evidente che questo blog c’ha un po’ un approccio così, come sono io: gli imbroglieschi pubblicitari che prendono il lettore come un tonto credulone mi piacciono poco per cui anche quando potrei essere più blanda li boccio. Dopotutto ci vuole qualcuno le dica le cose, che già le pubblicità sono tante e le fascette onnipresenti, poi ci sono pure i blog che non la contano bene 😉

      • Bè diciamo che lui ha dichiarato che ha un debito verso Margaret Powell, però ovviamente (adesso non è che ricordo proprio benissimo) avevo recepito che questa era una delle millemila fonti che lui aveva sfruttato (e per esempio un altro che lo ispirò molto se non mi sbaglio è questo http://robertabookshelf.blogspot.it/2013/05/the-shooting-party-di-isabel-colegate.html) quindi chiaro, la casa editrice è in mala fede, e hai ragione a sottolinearlo! Mi piaceva però l’idea di essere un po’ protettiva nei confronti di questo povero libro che a me è piaciuto molto 😉 (ho letto pure il seguito, non so se è tradotto).
        A me il tuo blog piace proprio per l’entusiasmo che hai nell’affrontare i libri, le recensioni… Si vede che è tutto sentito, complimenti!

  5. Grazie per questa recensione, che effettivamente ogni volta che vado in libreria ammiro la fascetta e tentenno tra l’acquistarlo e il non farlo. Ora, se lo farò saprò esattamente cosa sto facendo. 😉

  6. Quindi il vicino che fa fare la cacca al cane davanti al portone di casa mia sta cercando di dirmi qualcosa! (Dubbio: che abbia letto il mio libro?).
    Downton Abbey è una grandissima serie se guardata in inglese (adoro come dicono “indeed”). Meglio ancora se ci si limita solo alla prima stagione.

    Ero convinto che il libro avesse davvero ispirato la serie (perché all’improvviso sembra così retrò e inadeguato chiamarli “telefilm”?) e proprio per questo non l’avevo preso in considerazione.

    Adesso che so che è tutt’altra cosa penso che lo leggerò. Grazie 🙂

    P.S. Odio questo form di inserimento dei commenti. Lo odio.

    • In inglese era pazzesca, l’ho iniziata già solo per l’accento 😛
      Credo che se sono fighi li chiamo serie tv o serial, se sono più americanoni li chiamo telefilm…. (!)

      P.S. ma sul serio?! Pensa che io credevo fosse tra i più semplici! Dimmi cosa c’ha di brutto e vedrò come modificarlo 😀

      • Beh ma oggi funziona perfettamente! Di’ la verità: l’hai cambiato? Perché questo è un vecchio, sporco trucco da informatico, che quando un utente ti segnala un’anomalia tu la metti a posto al volo e gli dici: “ma a me sembra che vada, scusa puoi provare di nuovo?”.
        Ritiro l’odio, ormai immotivato 🙂

  7. Pingback: La servitù ai tempi di Edoardo: Margaret Powell | trecugggine

  8. Ho letto il libro dopo la tua recensione. Devo dire che non é un capolavoro, sin noioso per me, ma interessante la storia veta di questa donna e scoprire come si viveva ai piani bassi

Dimmene quattro! (o quante ne vuoi)

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