Del modo in cui (non) vi parlo di Con una bomba a mano sul cuore di Marco Cubeddu

Molti dei miei autori preferiti sono innegabilmente antipatici. Ma proprio insopportabili, rispecchiando diffusi luoghi comuni sugli artisti.

Del resto chi si definisce scrittore e ha la convinzione di avere qualcosa da raccontare che meriti di essere fissato e condiviso almeno un po’ presuntuoso lo è. (E questo forse può estendersi anche ai blogger).

Forse è per questo che mi approccio al contatto diretto con gli scrittori in modo cauto. Mi mettono in soggezione, a volte. Ma soprattutto quando sono persone che stimo e li vedo in qualche video o leggo qualche intervista cerco sempre di scindere l’immagine (pubblica) dell’autore dai romanzi che ho apprezzato.

E questo vale sia per un fastidioso atteggiamento, sia per una divergenza di idee che possa mettermelo in cattiva luce. Anzi, vale soprattutto in quest’ultimo caso: la stravaganza presuntuosa può essere risolta con un sorriso, ma, ad esempio, un’opinione controversa o idee politiche molti differenti dalle mie potrebbero portarmi a un allontanamento nei confronti dei romanzi. E questo non deve accadere. Perché leggere ciò che è a me conforme, scritto da persone a me conformi, finirebbe solo per impoverirmi.

A dirla tutta, da anni cerco quasi di tenermi lontana dal volto e parole dirette degli scrittori. Ma la curiosità vince. E il web, la televisione, gli incontri, i festival vincono. La lettura come mi piace oggi è dinamica, interattiva; ed è parte del pacchetto il fatto che, volenti o nolenti, gli scrittori debbano metterci la faccia.

Questa introduzione per dire che, però, c’è anche un limite in questo rapporto di scissione tra apprezzamento dell’autore come personaggio e stima del romanzo. E questo limite è la serietà.

Vi racconto questo piccolo episodio.

A maggio ho letto un romanzo. Si chiama Con Una Bomba A Mano Sul Cuore di Marco Cubeddu. Viene abbreviato, anche in copertina, con C.U.B.A.M.S.C.
Al Salone del libro di Torino ho assistito alla presentazione del romanzo, guidata da un lanciatissimo Giuseppe Culicchia. Il pubblico in sala era scarso, le copie vendute alla fine sono state poche (ma secondo me per la dimensione imbarazzante del romanzo, che difficilmente riesce a inserirsi in altezza in un normale scaffale), ma l’incontro è stato vivace, piacevole.

Marco Cubeddu indossava una camicia improbabile e pareva guardarsi intorno come domandandosi “ma io che cazzo ci faccio qua?”. Un atteggiamento che poteva oscillare tra l’umiltà e la sbruffonaggine, ma che infine faceva sorridere.

E mi faceva sorridere soprattutto perché io il romanzo lo conoscevo. E m’era piaciuto. Un po’ ambizioso, sì, eppure anche questo me lo rendeva apprezzabile. Ed ero tutta contenta di essere lì, finalmente un altro autore esordiente italiano da tenere in conto!

Tornata a casa, ho aggiunto su twitter l’autore; piacizzato la pagina facebook del romanzo. Ho meditato su come e quando scrivere qualcosa sul romanzo.

Ed è qui che sono iniziate le mie perplessità. L’approccio di Marco Cubeddu nel web, il modo in cui si propone al pubblico, è provocatorio, scanzonato, privo di qualsiasi traccia di politically correct. Su twitter si lascia andare a questionabili affermazioni su femminicidio e argomenti di attualità random.

Ma se immaginate un moderno Bukowski, vi sbagliate di grosso. Come dicevo all’inizio, oggi gli autori devono fare i conti con l’onere di metterci la propria faccia, oltre che la propria scrittura, e in un mondo in cui la spettacolarizzazione vince, a volte si può decidere di perderla, la faccia, per vendere di più. E probabilmente Marco Cubeddu ha stabilito che un approccio provocatorio (non da scrittore dannato e fuori dalle righe, ma da ospite da salotto di Maria de Filippi) fosse una scelta sensata.

Forse da questa “intuizione” nasce un articolo che tanto fa parlare di sé oggi, comparso sul Secolo XIX.Ragazze in shorts, vi siete viste?”

Un articolo talmente arido e grezzamente provocatore che nasce appositamente per far parlare di sé. E’ evidente. E ci riesce. E’ così squallido che citarne una sola frase sarebbe fare un torto alle altre, difficile stabilire quale punto sia peggiore.

Spopolano articoli in merito, sui social network infiammata indignazione serpeggia.

Non che queste affermazioni denigratorie sulle donne e controverse (a dir poco) circa il femminicidio siano una novità, per Marco Cubeddu. Sul suo account twitter già ne aveva fatta bella mostra.

Un mostrarsi talmente carente di serietà, che quell’equilibrio che vi dicevo prima, tra il valore di un romanzo e l’immagine pubblica del suo autore, si era rotto.

Perché parole come quelle in questione mi sono familiari come parole udite in bocca a ignoranti impenitenti. Quelli che dicono: “che si lamentano le donne se le stuprano, se si vestono come sgualdrine!”. Nel caso in questione, l’articolo di Cubeddu, sono parole prive di convinzione e pensiero, buttate lì, come se la parola non valesse niente, come se fosse una merce da reality show e imbarazzanti dibattiti televisivi.

Quale scrittore definibile come tale mette parole nero su bianco non considerandone il peso?

Chi ha scritto Con Una Bomba A Mano Sul Cuore non crede che la scrittura valga quanto carta igienica. Non si può sudare su un romanzo del genere (che non è perfetto, ma è sudato, è pensato, è lavorato) e poi lasciarsi andare a sparate da ignorante dell’ultima ora senza essere ben consapevole di quello che si sta facendo. Chi l’ha scritto non è ignorante. (Probabilmente ingenuo, quello sì, o cieco davanti al mondo e indifferente rispetto ai suoi problemi).

Per cui non mi resta che dedurre che Marco Cubeddu ha consapevolmente scritto cose senza sostanza e trasudanti ignoranza al solo scopo di far notizia. Parlate di me!, strepita.

L’antipatia, la stravaganza, la sbruffonaggine persino, si accettano con un sorriso. Spesso sono parte – più o meno sofferta, o più o meno costruita – dell’essere artista. Anche idee decisamente contestabili e impopolari possono fare parte del pacchetto, quando espresse come frutto di un pensiero, di una riflessione.

L’atteggiamento di perculamento dei lettori, invece, è decisamente meno gradevole. Soprattutto quando nasce dalla voglia di far parlare di sé, non da idee controverse. Quando ci si approccia ai lettori come agli spettatori dell’ultima diatriba al Grande Fratello o del salotto di Uomini e donne.

L’immagine pubblica di autore può essere determinante per il modo in cui si approccia a lui. Ad esempio, determinante nella scelta di far parlare di sé piuttosto che del proprio romanzo.

Io la scelta l’ho fatta quando l’equilibrio s’è rotto, la serietà è morta in favore della presa in giro, e con essa la mia voglia di parlare del romanzo.

Questo, questo qua che state leggendo, è il post che io gli dedico, a Con una bomba a mano sul cuore. Quello che ho rimandato, rimandato, rimandato, sempre con maggior fastidio e sempre meno voglia di parlare delle emozioni e impressione di lettrice.

In Con Una Bomba A Mano Sul Cuore uno degli argomenti portanti era la fusione tra vita e scrittura. Forse lo stesso Marco Cubeddu dovrebbe porsi qualche domanda in merito, perché non sempre vi è una fusione, non sempre far parlare della propria vita significa far parlare della propria scrittura.

Chissà se modificherà la propria scelta in favore della seconda.

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55 pensieri su “Del modo in cui (non) vi parlo di Con una bomba a mano sul cuore di Marco Cubeddu

  1. Dici che è una strategia sbagliata? Non può essere semplicemente uno che è bravo a scrivere ma ha delle idee del cazzo?

  2. Non avevo collegato l’autore di quella schifezza al Cubeddu-autore del libro, ma sinceramente il mio interesse verso il suo romanzo è calato esponenzialmente. Non è il primo scrittore che si lascia andare ad affermazioni problematiche, però atteggiamenti del genere non lo aiutano.

    • è lui… ripeto, non comprendo tutto questo scandalizzarsi. La pochezza dell’articolo è tale che non merita scandali. Che c’è da ribattere?
      E’ evidentemente scritto coi piedi e con la voglia di vendere qualche copia in più (ci riuscirà, non ho visto gran parlare del romanzo, mentre ora ovunque impazza). Ha acquisito lettori, ne ha persi altri (tipo la sottoscritta. Il secondo non lo leggerò. Se vi sarà.)

  3. Ho letto l’articolo: incommentabile. Va bene la provocazione (se di quello si tratta), ma c’è anche un modo intelligente di provocare, e non è questo il caso: comunque era la prima cosa che leggevo di questo signore, e sarà anche l’ultima.
    A margine, sarei anche curiosa di conoscere le amiche trentenni del nostro… se esistono 😉

    • Sì, è incommentabile. Non ho riportato brani perché non mi pareva il caso.
      Non sono cieca di fronte a manovre commerciali e quell’orribile “se ne parli bene o male purché se ne parli”, ma insomma… qui si ottiene l’effetto contrario.

      Le amiche trentenni forse sono tristi dentro perché non hanno mai fatto ai gavettoni in pantaloncini cortissimi, a ragazzine. Io un sacco di volte, invece. Mi divertivo un mondo.

    • Io so che quasi tutte le donne che conosco dicono esattamente le stesse cose di Cubeddu… e dire che ne conosco moltissime e un po’ di tutti i tipi… ma magari è solo un caso, non ho la presunzione di voler rendere universalela mia esperienza

  4. Sono d’accordo. Il libro vorrei leggerlo, ma secondo me è davvero importante anche il modo di essere dell’autore. “Ragazze in shorts, ma vi siete viste?” mi ha davvero lasciato perplessa ed amareggiata: è un articolo di estrema pochezza intellettuale, meramente auto celebrativo e privo di spessore. Cosa significa questo fatto? Che, forse, anche la cultura e la preparazione professionale ed umana dell’autore sono scarse. Non solo, ha scritto anche un altro articolo dove si auto compiaceva della sua provocazione, ignaro del fatto di aver suscitato delle critiche non per suo merito, ma per la fastidiosa superficialità delle sue affermazioni. E’ deprimente: spesso dietro ad un personaggio si cela una triste povertà intellettuale e comportamentale. Solo chiacchiere e distintivo.

  5. Le cose sono un po’ diverse:
    1)non me ne frega nulla dei social network, mi annoiano, li uso malvolentieri. penso che la maggior parte della gente che li vive con integralismo e seriatà è gente che o è costretta per lavoro o è veramente imbecillizzata dal media
    2)ho scritto un articolo frettolosamente (anche se non c’è scritto niente di quello che ci hai letto, se lo hai letto, e potrei argomentare ogni frase) e il tono era polemico perchè la rubrica era (e sarà) polemica. questo mi è stato chiesto dal direttore, questo ho scelto di fare (par varie ragioni). domani sono su Il Venerdì, con una roba che non c’entra niente. è la vita, è il lavoro.
    3)io scrivo anhe per Nuovi Argomenti, per Panorama oltre che aver scritto un buon libro. niente, di tutto questo, innesca dibattito. il che è commercialmente svantaggioso. ma i fenomeni virali non sono costruibili. io non ci avevo minimamente pensato che sarebbe esplosa una simile polemica idiota.
    4) si, credo che mi pagherà alla fine. d’altra parte, ripeto, la questione centrale è che il libro è un buon libro. che può piacere o non piacere. ma è fatto bene. e mediamente, a chi lo legge, piace.
    5)sono molto ma molto più serio e sofferente di come tutta questa piccola bolgia di forcaioli e moralisti immagina (intendo tutti i folli insultatori che mi hanno dato del frocio, dell’omofobo, del bigotto, del maniaco, del sardo etc etc). detto questo, la vita è lunga (si spera) io ho un milione di cose da fare. mantenersi col proprio lavoro non è semplice. attualmente è l’unica cosa che mi preoccupa. è assolutamente impossibie che alla lunga prevalgano queste baruffe volgari innescate da una profonda incapacità di leggere il testo del mio articolo nella giusta ottica da parte di alcuni, dalla coda di paglia e dal risentimento di gruppi minoritari e da parte dei furboni il cui paralavoro è costruire le proprie miserabili carriere sul lavoro altrui. e che devono pur campare pure loro. NOTA: ho scritto di fretta anche questo, se volete infuriarvi per l’ortografia o per il resto, fate pure.

    • hai tante cose da fare che sei qui a rispondere al post di una persona che probabilmente vale meno di zero nell’universo di internet. Sei sicuro di non far parte degli imbecilli che prendono seriamente il mezzo? Perché a me sorge il dubbio di sì.

    • Leggevo Epoca e mi sono ritrovata con Panorama, un gradino sotto. Considerato che la pagano, ho fatto bene a disdire l’abbonamento. Spero smettano di considerarla un writer appetibile.

  6. capisco quel che dici. ma a me Cubeddu piace ancora di più. il segreto è: non bisogna mai prendere niente troppo sul serio, neanche se stessi. e non penso che un articolo così sgonfio voglia “perculare” il lettore ma anzi farlo partecipe della propria ironia. pensateci. a me piace. basti pensare che viene attaccato per le battute omofobe ma la sua presentatrice di Torino domani è una lesbica che ha organizzato l’evento e ha convissuto con lui per anni. quindi. io mi sto divertendo 😉

    • Come ho scritto, comprendo la provocazione e la sbruffonaggine. Ma quando hanno un limite. Quello di cercarla a tutti i costi come una facciata per far parlare di sé mi pare una presa in giro verso chi invece cerca qualcosa di più.
      Avendo letto il romanzo di Marco Cubeddu, non mi sembra che il target di persone cui è rivolto possa apprezzare questa voglia di dar spettacolo con baruffe piene di insulti e recriminazioni. Per cui è evidente che questo target potrebbe fuggire lontano dal romanzo, con questo atteggiamento. Certo, si guadagna “altro tipo” di target.

      (L’ironia, peraltro, è altra. E’ l’arte della dissimulazione ed è spesso un’arma per dire il contrario di quanto affermato (non è questo il caso). )
      Le vicende personali dell’autore non mi interessano – con chi viva, con chi non viva, eccetera: sono in grado di comprendere che o pensa tutto o non pensa niente di ciò che ha scritto in quell’articolo, perché non è un articolo creato per comunicare un pensiero. Ma per far baruffa.
      Ciò che non comprendo è come uno scrittore possa avere una considerazione tanto bassa della parola scritta. Soprattutto della propria.

  7. io ho un’altissima considerazione della parola scritta. della mia, in particolare. no, non c’era ironia. c’era perfino una discreta dose di retorica (rubrica polemica su un quotidiano presuppone retorica). c’erano luoghi comuni (adoro, letteralmente, i luoghi comuni e li uso ogni volta che posso). c’erano delle frasi a effetto. per concetti che sono di una banalità sconvolgente (la banalità è spesso anche una forma, non esaustiva, di verità). le presunte femministe dicono e hanno detto di peggio sulle donne svestite. oggi credo se ne siano dimenticate. non può stupire dal moento che le femministe sono inconsapevolmente maschiliste. la mia era una riflessione di una banalità sconvolgente (la parola chiave è banalità sconvolgente): siamo sicuri che le ragazzine che si svestono così tanto sappiano quello che fanno? siamo sicuri che si facciano un favore ad educarsi in questo modo? siamo sicuri che la società dia a queste ragazzine gli strumenti culturali necessari per diventare delle persone e non delle/degli idioti? (parlerò, prossimamente, dei metrosexual, con gli stessi identici toni). questi interrogativi, non vogliono avere nessuna risposta reale. sono interrogativi retorici, triti, sconvolgenti solo per menti pruriginose e faziose. era un’articolo polemico. polemico voleva essere. polemico è stato. io ragiono così: mi offrono un ingaggio. discuto i termini dello stesso. accetto o non accetto. faccio quello per cui sono pagato. ho accettato delle regole di ingaggio col Secolo. come un buon cecchino ho centrato il bersaglio. si tratta di un’etica del lavoro di cui sono profondamente orgoglioso. detto questo, ripeto: potrei giutificare ogni scelta di frasi e parole. non solo non rinnego i concetti. non rinnego nemmeno la forma con cui sono espressi. sarebbe solo bello che laddove sta scritto qualcosa vi si leggesse quel qualcosa e non altro. invece mi sono state attribuite frasi, riflessioni e responsabilità che non stanno né in cielo, né in terra. a me interessano i libri. e mi interessano ancora di più altre cose, come i film, le serie televisive e altre forme di espressione. fare quella roba richiede tempo, fatica, contatti. anche il prossimo libro richiede tempo e fatica. i giornali, di norma, hanno una grossa difficoltà a poter essere pregnanti, su qualsiasi argomento. potremmo discuterne in maniera seria, prima o poi. sarà divertente vedere cosa diranno i vegetariani del prossimo articoletto della rubrica. potrebbero allearsi con le femministe e fare una class action contro di me. uno dei punti di cui è difficile rendere conto, senza essere antipatici, è che non me ne importa nulla. l’aspetto realmente criminale di questo paese è la costante, ridicola, fuorviante, interessata ricerca di moralità nelle cose che non necessariamente devono esserlo. non vi è piaciuto il mio articolo? bene. poteva trasformarsi in un rilevante dibattito. si è trasformato in una volgare querelle. tanto peggio. non vedo cosa c’entri il mio libro. grandi autori erano uomini meravigliosamente disgustosi. e hanno detto e pensato cose orribili. alcuni ignobili commentatori tendono ad attribuire alla loro opera un valore minore o superiore in base alle loro posizioni etiche. io, mi limito a badare al loro lavoro. e al mio. del resto, francamente, me ne infischio.

    • C’è pure la possibilità che tutto questo tuo intento (polemico, di interrogativi, eccetera) non sia passato. Il tuo articolo non mi pare porre degli interrogativi o essere polemico, ma solo sparare giudizi e chiacchiere da bar sport. Pensaci, a questa cosa: può anche essere che tu avessi altri intenti, ma non sono passati. In questo caso la parola che hai usato non si è fatta veicolo dei tuoi intenti.
      E’ vero che parliamo la stessa lingua, ma non è detto che se i riceventi non capiscono sono loro a essere nel torto. (con tutta la sequela di insulti che gli hai riservato per non aver capito.) Potresti essere stato tu incapace di esprimerti.
      Comunque qui non era in discussione l’articolo, che a mio parere non merita nemmeno lo spazio su un giornale e le cui banalità (sono banalità, sì, allo stesso modo in cui le sono gli insulti dei tifosi a un calciatore di colore: decisamente agghiaccianti) han fatto scaturire una baruffa volgare perché era quello che si meritavano, era quello che cercavano con un tono talmente superficiale.
      Qui si discuteva semplicemente del rapporto tra scrittura e immagine pubblica dell’autore. Mi fa un po’ ridere che uno pompi tanto sulla propria immagine, cercando la provocazione, di far parlare di sé, e poi dica “me ne infischio”.
      E’ vero. Uomini geniali hanno detto cose e fatto cose orribili. Ma insomma, ho apprezzato molto il tuo romanzo, ma non sei Gunter Grass.
      Grazie di averci chiarito il tuo punto di vista,
      Chiara

    • Ma a Libero a Il giornale non te lo trovano un posto, con questa retorica tanto brillante? So che pagano bene. E finalmente avresti il pubblico che ti si addice. Lo dico per te.

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  9. Ho letto l’articolo di Cubeddu. Non mi è piaciuto. Proprio perché era scritto ed argomentato in modo molto sciatto, banale approssimativo. Non avevo letto altro di lui, ma quell’articolo lì certo non mi invoglia a farlo. Non so se per un autore sia una gran difesa dire “Mi pagano, devo sopravvivere, era un articolo buttato là”. Se sei bravo, anche quando scrivi la lista della spesa sei originale, e far sapere ai lettori dei giornali che li consideri gente a cui propinare le cose che scrivi solo per sbarcare il lunario non mi pare una gran tattica. Dicendoglielo pure, poi. Ciao, Cubeddu.

  10. Non so bene dove rispondere, quindi faccio direttamente qui in fondo. In realtà avevo già tentato di rispondere un paio di volte ma, come dire, erano risposte ricolme di riferimenti scrotali, che su blog altrui preferisco evitare. Ora, con calma.
    Squallidissimo l’articolo. Ma veramente squallido. Non per quello che tratta ma per come lo tratta e per come SI tratta il tizio. Tralasciando il fatto che, per dire, gli shorts potrebbero anche venire un po’ spontanei, tipo quando fa caldo. Ad esempio. Butto lì questa sagace argomentazione.
    Ma tralasciamo la pochezza della questione.
    Quello che mi intristisce nella risposta di Cubeddu in questo post è la strenua difesa della propria condotta, che non si capisce neanche se riesce a comprendere davvero la portata della bolagna che ha pestato. L’affetto per i ‘luoghi comuni’ o gli stereotipi non mi sembra una gran cosa. Almeno, dipende da come vengono usati. Ironicamente o con sarcasmo, o con lucida freddezza è una cosa. Lasciarsene cullare è solo triste. E’ quello che fa Moccia. Vogliamo vantarcene? Punzecchiare minoranze così, come i ragazzini cerebrolesi sull’autobus. Vogliamo anche scrivere un post sui meridionali che non lavorano o sui ghèi che si vestono con le paillettes? O magari un bell’articolone sui neri che mangiano pollo fritto.
    Tentare di convincere – o di autoconvincersi – sulla dignità dello stereotipo è triste. Significa non averli neanche capiti.
    A parte questo, per me il ‘carattere’ di uno scrittore non è importante. Ma lo è la persona che è. E dopo queste uscite non credo che mi avvicinerò mai ad alcunché abbia scritto Cubeddu, per quanto possa fregargliene.

    • Nei luoghi comuni hai dimenticato i giovani che invece di andare a zappare nei campi o a lavorare in fabbrica vogliono diventare scrittori ed essere pagati per scrivere articoli provocatòri che fanno parlare di lorOHWAIT!

      • Ma soprattutto “ho scritto un articolo frettolosamente” Stai scrivendo su un giornale nazionale e scrivi su una cosa così delicata di fretta e male? Un articolo che sembra un accumulo di chiacchiere da bar? Non sono mi verrebbe da non comprare mai più niente dell’autore ma pure non comprare mai più il giornale se fanno passare di questa roba. Poi mi vengano a dire che i blogger non sono dei SOLO dei blogger.

  11. Pingback: De shortibus | iCalamari

  12. però nessuno ha apprezzato che, con tutto quello che ha da fare per mantenersi, cubeddu qui ha scritto*gratis*!
    questo è un grosso complimento, secondo me
    oddio, spero non sia andato a commentare su tutti i blog che hanno scritto male di lui… a quest’ora starebbe in coda alla caritas
    torniamo a bomba: io non sapevo chi fosse cubeddu, non ho letto niente di suo, né leggerò niente, credo
    mi pare semplicemente che manchi di rispetto verso il lettore, quando scrive sul blog, e anche verso la scrittura

    • Se c’è gente che è riuscita a vendere merda in barattolo, si può di sicuro vendere qualsiasi cosa 😉
      Comunque, rendiamo onore e gloria per il contributo di marco cubeddu su questo blog. (E su vari altri). GRATIS. O mi arriverà il conto?! In effetti senza questo contributo gli davo comunque qualche possibilità, seppur minima. Poi ha detto le sue ragioni e allora… ciao. Ci vuole del talento a far tutto da solo 😉

  13. Penso che considerare separatamente libri e autori (foto e fotografi, film e registi…) sia non solo sbagliato, ma francamente impossibile. In tutti i lavori che richedono tempo, fatica e duro lavoro va sempre a finirci dentro un sacco di chi realizza l’opera (e dentro chi realizza c’è tutta la società e il tempo in cui vive): non se ne può fare a meno ed è sempre stato così. Insomma, non penso sia un caso che con molti dei mei scrittori-fotografi-pittori-blablabla…preferiti condivida interessi che vanno oltre il lavoro puro in se.
    Detto questo ci sono mille motivi per cui una persona può arrivare si approccia anche ad altri lidi (per curiosità, voglia di confronto o più semplicemente perché le persone cambiano) solo che appunto, è nell’ordine delle cose perdere interesse di fronte a certi episodi.

    Due righe sull’articolo: dubito sarebbe potuto trasformarsi in un interessante dibattito, anche se mai come oggi penso ce ne sarebbe bisogno. È vero che molti dei forcaioli moralisti si saranno accontentati di leggere il titolo, però dalla rubrichetta del lunedì scritta “frettolosamente e in maniera polemica” non penso ci si possa aspettare molto di più.

  14. Marco è uno scrittore, scrive sotto soggetto o no, dipende dal ruolo che è impegnato a svolgere. Doveva fare un’articolo polemico e gli è riuscito benissimo, ha voluto scrivere un libro e ha tirato fuori un ottimo lavoro a sentire le recensioni. Quello che sento più vero invece è il bisogno di tanti che hanno commentato il suo articolo di scriversi addosso.

    • Non comprendo come possano coesistere l’essere diverso a seconda dei ruoli/delle situazioni e la coerenza e l’integrità come persona.
      Detto questo, “polemica”, “provocazioni” eccetera non sono certamente contemplate nell’articolo in questione. Polemico significa “battagliero”… mi sfugge il modo in cui la banalità e i luoghi comuni buttati senza impegno – come sopra ci spiega Cubeddu – possano compiere “battaglia” verso qualcosa. E soprattutto quale sia il qualcosa in questione. I pantaloncini?

      • Perchè non lo giudichi semplicemente come un brutto testo che ha scritto? Non sto a difendere Marco, non lo conosco e il suo libro non è il mio genere, ma se il lavoro con cui si è manifestato è buono perchè impantanarsi nelle provocazioni? Scrive opinioni, l’unica differenza che c’è tra quelli scritti su facebook e questi è che qui lo pagano, e per essere pagato ha bisogno di visualizzazioni. Non è un Saviano che di colpo si mette a scrivere per il giornale. Marco sta facendo un percorso, se il suo libro ti è piaciuto accompagnalo, ma giudicarlo per quello che scrive per unire il pranzo alla cena è sciocco. Tu pretendi integrità, ma se lui sta cercando di farsi una fama di “cattivo” non è forse coerente con sé stesso?

  15. Quindi vediamo se ho capito bene:
    1) Cubeddu (benché pagato) ha scritto un articolo frettolosamente (sembra un principio di scuse verso i lettori). Forse perché impegnato a scrivere altri frettolosi articoli per altri paganti periodici, i cui direttori potrebbero forse essere interessati alla frettolosità con cui Cubeddu redige gli articoli, ma evidentemente non lo sono perché – hei – lui è Cubeddu!
    2) L’articolo è comunque venuto una favola (il principio di scuse è già estinto) perché – porca vacca – lui è Cubeddu. Dà una grandissima importanza alla parola scritta, soprattutto la sua, poiché essa è – sti cazzi – Parola di Cubeddu.
    3) Il mondo intero non ha saputo cogliere i profondi significati reconditi dell’articolo in questione, ma la colpa è nostra, dei lettori. Si tratta di un articolo che per essere compreso va letto frettolosamente. Se ti ci soffermi sembra il tema di un ragazzino delle medie che si masturba nel cesso pensando alle sue compagne di classe a cui non ha mai avuto il coraggio di rivolgere la parola. Se lo leggi di fretta, invece, ci trovi una pervicace critica dei luoghi comuni e blabla.
    4) Tutto questo non c’entra con il libro di Cudebbu che invece è un gran bel libro perché – ma che ve lo dico a fare? – l’ha scritto Cubeddu.

    Ora, sarà anche una tattica, ed è vero che non avevo mai sentito parlare di Cubeddu prima di quest’articolo. Ma a mio avviso non paga, poiché se prima potevo correre il rischio di comprare per errore il libro di – minchia! – Cubeddu, adesso me ne terrò alla Larga. Perché puoi essere frainteso da qualcuno, forse anche dalla maggioranza. Ma se sei frainteso da tutti allora forse non sei uno scrittore così bravo.

    • Grazie, Cosimo, lo stavo per scrivere io questo sunto.
      Che sacco di boria. Non l’ho mai sentito nominare prima (probabilmente perché non capisco nulla di buona letteratura, ovviamente), spero di non sentirlo nominare mai più e col cavolo che leggo il suo ottimo libro, che certamente sarà bello e molto ben scritto perché lui è bravo come da lui stesso ammesso molto controvoglia e con grande umiltà, ma tipo chissene.

    • torno dalle vacanze e mi ritrovo questo articolo che, a parte le prime righe, mi sembra essere stato scritto da mia nipote di 5 anni. completamente d’accordo con l’articolo del blog e con il tuo commento. dopo aver letto i post autocelebrativi del tizio, che ammetto averlo conosciuto da questo blog, avevo già accennato ad una risposta ad hoc. poi ho visto il tuo commento e ho pensato “perchè rigirare il dito nella piaga?” xD
      sono buona, lo so.
      va bene provocare, ma quando si scade nel ridicolo e nell’offensivo non va più bene
      aah per quanto riguarda i luoghi comuni, è troppo facile fare gli scrittori così ^^

  16. Io non ho ben capito, ma il giornale dove ha scritto l’articolo l’ha incaricato di scrivere un pezzo “maschilista becero” e lui docilmente a eseguito?
    Perchè da come la mette sembra così…infatti dice che il prossimo farà arrabbiare i vegetariani, quindi scrive un pezzo pro carne sanguinolenta di poveri animali , ecc… ma che razza di articoli sono, della serie torniamo indietro di cent’anni come mentalità che rischiavamo di diventar troppo intelligentemente corretti? Bho !

    Comunque approvo pure io la replica di Cosimo Buccarella 😀
    Di certo con me Cubeddu non ha conquistato un
    nuovo lettore!
    Ciao 🙂

    • Da come ho capito io, il secolo XIX vuole articoli di bassa lega per fare schiamazzo!
      Possiamo suggerire argomenti: i neri puzzano; le donne che fanno sesso senza impegno sono puttane; i vecchi che attraversano la strada andrebbero messi sotto; e così via!

      Ciao cara 😄

  17. Sono arrivata in fondo alla discussione, mentre man mano mi franavano braccia e costole ai piedi. Ho letto l’articolo sulle ragazze in shorts e la prima cosa che mi è venuta in mente è stato un acronimo inglese molto in voga (WT..?), perché…è evaporato letteralmente dai neuroni. Ho letto l’intervento dell’autore, ma oltre ad una difesa ad oltranza di se stesso, ho visto poco. Il commento di Cosimo Buccarella mi ha fatto applaudire: è sicuramente la chiosa migliore all’intera vicenda.
    Non ho letto il romanzo di Cubeddu, e al momento non sento impulsi particolari a comprarlo. Se lo trovo in biblioteca, sarò lieta di andare a constatare se l’inconsistenza dell’articolo (anche Dickens e Balzac scrivevano di fretta…) sia solo un caso isolato.
    Per concludere: mi è piaciuto molto il post di non commento al libro: brava.

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