Pagine strappate da: Il tempo è un bastardo, di Jennifer Egan

il tempo è un bastardo

C’erano degli indizi, dettagli che facevano intuire l’esistenza di un’altra alternativa brutta all’essere vivi (li abbiamo ricordati insieme bevendo il caffè, io e Rhea, prima di venire a trovarlo, quardando le nostre rispettive nuove facce sedute a un tavolo di plastica: lineamenti familiari risciacquati in una strana età adulta). […]
Rimaniamo immobili, in silenzio. Le domande che ho in mente sembrano tutte sbagliate: Come hai fatto a diventare così vecchio? E’ successo tutto insieme, nel giro di un giorno, oppure ti sei spento a poco a poco? Le feste quando hai smesso di farle? Sono invecchiati anche gli altri oppure solo tu? Sono ancora tutti qui, magari nascosti tra le palme, oppure sott’acqua in apnea? Quand’è stata l’ultima volta che ti sei fatto qualche vasca? Ti fanno male le ossa? Sapevi cosa ti aspettava e l’hai nascosto a tutti, oppure ha colto di sorpresa anche te?
Invece dico: “Ciao, Lou”, e nello stesso istante Rhea dice: “Caspita, qui da allora non è cambiato niente!”, e ci mettiamo a ridere entrambe.

[da Il tempo è un bastardo, di Jennifer Egan]

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