Prism, tra il futuro-shock di George Saunders e Big brother is watching you

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Le ultime notizie dal fronte libresco ci informano che in questi giorni, dopo lo scandalo del sistema di raccolta dati PRISM dell’agenzia di sicurezza nazionale degli Stati Uniti, 1984 di George Orwell ha avuto un incremento vendite a dir poco pazzesco. Amazon segnala un aumento del 7000 per cento.

E certo, quale momento migliore se non questo (o, più probabilmente, quale peggior momento se non questo…) per riprendere in mano il più famoso quadro distopico, che raffigura un’umanità del tutto sotto controllo, ventiquattro ore su ventiquattro?

Big Brother is watching you. Nel 1948, quando venne scritto, probabilmente ai lettori, che ancora sentivano gli strascichi della Seconda Guerra Mondiale, appariva un temibilissimo scenario politico e un superfantascientificolontano quadro tecnologico.

Beh. Congratulazioni. La vita che imita l’arte è una realtà: si può affermare che negli ultimi 64 anni l’umanità ha cercato il più possibile di avvicinarsi a ciò che appariva un intrigante, da un punto di vista narrativo, quadro futuristico.

Gggi, la lettura che si fa di 1984 credo sia diversa rispetto al 1948. Anche io, come molti, sono preda della voglia di cercare nella letteratura stralci di attualità. A volte, i romanzi forniscono chiavi di riflessione e interpretazione più immediate e limpide dei dibattiti, dei saggi, del giornalismo.

Però io, a differenza dei molti, leggendo i recentissimi scandali, lo svelarsi di controlli e scenari di sistematica violazione di privacy, ho pensato subito a 1984 di George Orwell, ma ancor più a un altro autore.

Sarà che 1984 di George Orwell è sì concentrato sul controllo a tempo pieno, ma in quadro decisamente politico. La minaccia dei totalitarismi politici nella loro più completa espressione. 1984-Big-Brother

Laddove in 1984 si controlla la popolazione per individuare qualsiasi deviazione individuale, e quindi correggerla, lo scandalo PRISM ci fa invece pensare a un controllo per cercare tutte le individualità della popolazione. Catalogarle. Scandagliarle.

A colpo di clic.

Se penso ai personaggi di 1984, così li immagino: grigi omini vestiti tutti uguali, omologati al non pensiero, al non desiderio, controllati dal Partito in ogni loro respiro.

Se però oggi, post-scandalo-PRISM, penso a un quadro di controllo generale, ciò che mi viene in mente è uno scenario decisamente diverso: omini vestiti sgargianti, carichi di oggetti, condotti dai desideri, pronti all’usa e getta, guidati da un unico partito… quello del compracompracompracompra.

Si dice che “stare su internet non è gratis” e che una certa forma di controllo esiste già in tutte quelle cose come “ricerche personalizzate sui motori di ricerca”, “mipiace facebookiani”, eccetera. Vendiamo pezzettini di noi al solo prezzo della nostra presenza sul web. Il PRISM è lo stadio successivo, raccoglie tutti questi dati e li fa ben impacchettare dagli addetti. E poi? Con tutti quelli che terroristi non sono eppure sono nella maglia del controllo, e sono la maggior parte, che si fa? L’unico utilizzo che mi viene in mente è di tipo commerciale.

Vendita a chi vuole venderti roba. Se ti conosce, te la vende meglio, la roba.

Ed è esattamente per questo che, se oggi più che mai sono i soldi e non il progetto politico di una felicità totalitaria che fan girare il mondo, gli accadimenti di questi giorni mi fan pensare non a Orwell, ma a un altro romanzo. Per pura coincidenza, i tuoi autori hanno anche lo stesso nome – oltre che a una incredibile capacità di indagare le contraddizioni della società e raccontarle.nel-paese-della-persuasione

Si tratta di Il paese della persuasione, di George Saunders. Una raccolta di racconti lucidi e cattivi il cui titolo è azzeccatissimo – la persuasione è l’arte del convincimento sottile, la capacità di farti cambiare idea e guidarti in una direzione piuttosto che l’altra.

Come i messaggi pubblicitari.

Ed eccolo, il terrificante visionario distopico (ma mica poi tanto) paese di George Saunders, guidato dalla persuasione: nel paese della persuasione, non c’è modo di sfuggire alla pubblicità, perché essa ti segue, ovunque vada, è pensata per te, conosce ogni tuo pensiero, è un'”opportunità di Celebrare le Tue Preferenze”; nel paese della persuasione puoi vendere i tuoi figli al grande destino laccato della promozione e dei test dei prodotti, è sufficiente impiantargli un hard disk nel cervello; nel grande paese della persuasione ci sono uomini che per una vendetta personale riescono a persuadere la massa a uccisioni collettive; nel grande paese della persuasione puoi finire in un programma televisivo a mangiare tua madre pensando che sia una bistecca di manzo, durante Colpo di scena!; nel grande paese della persuasione puoi comprare una maschera che parla e dice cose intelligenti da fare indossare a tuo figlio neonato, per non doverti più vergognare dei baa baa baa insensati che in genere emette…

Per me questa non è l’America.
Per me l’America è: se uno non vuole comprare, lascialo libero di non comprare, rispetta il fatto che non vuole comprare. Se uno ha un’idea folle dalla tua idea folle, gli dai una pacca sulla spalla e dici: Ehi, amico, bella idea folle, beviamoci su una birra. L’America, per me, dovrebbe essere un vocio continuo, un sacco di voci che strillano, quasi sempre cose sbagliate, anche assurde a volte, ma per favore, non una monotona che t’incanta parlando in modo ragionevole.

E’ un mondo degenerato e inquetante, delirante. Nel paese della persuasione è un’esasperazione verso l’assurdo di cose che già ci circondano, svelandole e denunciandole al lettore, tra una risata e lo sconcerto. L’autore è un maestro, in questo.

George Saunders dipinge distopie in cui non è il Partito, come in 1984, a governare, ma il prodotto, il mercato. La televisione.

La voce del Grande Fratello non è lo slogan totalitario, ma è quella voce rassicurante e materna che ti convince che la tua felicità risiede in quel prodotto, in quell’oggetto.

Che è fatto per te, e non puoi proprio farne a meno.

… abbiamo tutti votato sì all’Iniziativa Morale Alto proposta dal signor Slippen e siamo subito passati da uno a due Aurabon® al giorno, che poi faceva anche più effetto, io personalmente non mi ero mai sentito così contento e senza stress…

Se vi va un assaggio di narrazione d’attualità potete leggere i giornali. Oppure George Saunders.

***

Nel paese della persuasione, di George Saunders, tradotto da Cristiana Mennella, edito minimum fax
1984, di George Orwell, tradotto da Stefano Manferlotti, edito Mondadori

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8 pensieri su “Prism, tra il futuro-shock di George Saunders e Big brother is watching you

  1. 1984 lo conosco benissimo e lo adoro!
    Il testo di Saunders invece mi suona nuovo, ma sembra davvero interessante….il controllo c’è eccome, solo che non ce ne accorgiamo nemmeno!
    Ti va di passare nel mio ultimo post? Così mi dici se conosci questo romanzo…
    Baci
    Luna

  2. Dal punto di vista della fenomenologia, 1984 è superato. Il controllo a cui siamo sottoposti è molto più sottile e vantaggioso, perché siamo noi stessi a consentirlo e ne siamo… felici! Penso a quante poche persone abbiano letto termini di servizio e documenti sulla privacy, o al fatto che un provvedimento come CISPA (che essenzialmente legalizza iniziative come quella dell’NSA per i cittadini statunitensi) sia riuscito a essere approvato con la scusa di combattere i cybercriminali – salvo poi dare una definizione piuttosto ampia di cosa significhi criminale.
    Se interessa – lo dico ma non l’ho letto – mi hanno consigliato “Little Brother” di Cory Doctorow, in Italia conosciuto forse come “X”, un po’ meno pessimista di 1984 ma scritto da qualcuno che, avendo lavorato nell’informatica, ha ben chiari i rischi e le opportunità che si profilano nell’immediato domani.

    • Verissimo, è superato, per certi versi. E i destinatari di allora erano coloro che ancora credevano in Un Partito, era un monito verso i totalitarsi.
      Oggi è più inquietante la questione. Come dici tu è molto più sottile, e quindi si infiltra più a fondo, in modo capillare. Quando vado da Feltrinelli, i miei acquisti sono registrati. La pubblicità online mi presenta articoli che ricerco. Nella casella mail mi arrivano le notifiche delle tipologie di prodotto da me preferite. E così via.

      Mi interessa molto e ho dato un occhio, Se non sbaglio è in inglese e a distribuzione gratuita, m’è parso di capire. Il titolo è indicativo, comunque 😉

      • Non sbagli. Doctorow ha lavorato nella Electronic Frontier Foundation ed è sostenitore del Creative Commons. E’ uno dei “buoni”! 🙂

        (Senza andare troppo lontana, pensa al fenomeno delle “carte fedeltà”, il cui principale utilizzo è guidare le campagne di marketing di chi le fornisce.)

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