Consigli librici come microracconti: Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo, J.K.Jerome

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Quando aveva ricevuto la sua telefonata, i muri avevano dondolato come a schiacchiarla. Lei allora aveva soffiato un respiro forte per sollevarli, quasi fossero panni appesi al vento. Perché non le comprimessero il petto. Solo dopo aveva detto qualcosa.
“Sì, arrivo. Vengo stasera, cioè.”
Era mattina: aveva pensato che contare le ore avrebbe potuto far apparire l’attesa infinita, dilatata. Se non fosse che i suoi pensieri tornavano sempre lì, a quel luogo odorante disinfezione e all’amica di nuovo in un letto confusamente bianco, le pareti tuorlo sodo troppo cotto.
Aveva timore, però, di fermarsi a riflettere, che le pareti dondolassero di nuovo. Solo verso pranzo si era permessa di immaginarsi come sarebbe stato.
Entrare nella stanza e salutarla sentendola estranea. Ascoltare il sospiro dei macchinari. Fissare il suo pigiama pallido ricordando i suoi abiti floreali. Sentire la propria paura per gli ospedali e desiderare gridare esci di qui! scappa!, trattenendosi dal farlo solo per non sembrare una stupida. Anche se non era mai stata la più intelligente delle due.
Le sue mani avrebbero tremato leggermente. Dove le metto, che ci faccio, ecco che sudano, sudano, avrebbe pensato.
Considerò che forse portare qualcosa avrebbe aiutato. Per riempirsi le mani. Un fiore, sì, forse. Una margherita rossa, la corolla ampia. Persa nel bianco troppo bianco della stanza, come una macchia di sangue su un lampo di mattonelle. No, no, no… avrebbe pianto nel vederla.
E allora… un romanzo. Sì. Un pensiero su carta. Emozioni che lei non avrebbe mai saputo esprimerle direttamente.
Guardò sul proprio comodino: c’era un libro bello bello, che le aveva lasciato il cuore sottile e stropicciato come carta crespa. Il dolore un sasso liscio che sprofondava nell’acqua. No. No, quello no.
E poi c’era un librino azzurro, sfogliato tante volte, cercando sorrisi. Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo di Jerome K. Jerome. Un titolo lieve come un occhiolino di sottecchi. Un autore col nome da filastrocca.
Immaginò l’amica.
Garbata nelle proprie camicette rosa. Le guance rosa pronte a tremare di piccole risate. Le sue collezioni di pensieri buffi.
“Oggi ho visto un tizio che…”
Così cominciava sempre i suoi racconti più strampalati. Quasi come quelli del librino.
Allora lo avvolse nella carta velina, facile da strappare per dita affilate e leggerissime. E scrisse,

Spero che il bianco troppo bianco vibri un poco con questo azzurro.

**

Jerome K. Jerome, Seduto a schiacciare noci per uno scoiattolo. Storie e bozzetti in verde, blu e lavanda, Spartaco Ed., 2009, pp. 109, € 13,00

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