Libri sotto il ferro da stiro: La donna mancina, di Peter Handke

Ho letto su anobii alcune recensioni di questo breve romanzo: molte negative, le prime che mi sono comparse sotto gli occhi. Negative perché parla di cose come la quotidianità insignificante, di solitudine senza essere sentimentale. Perché è “freddo”, un resoconto, quasi. Scene descritte e nessuna intromissione di giudizio.

Recensioni negative, perché… dove è il sentimentalismo, la lacrima del lettore ricercata dall’autore?

La mia sensazione è sempre più che nel 2013 i lettori cerchino i “libri che fanno piangere” e giudichino la qualità delle emozioni dalla loro immediatezza, forza.

La locandina del film omonimo del 1978, diretto dallo stesso Peter Handke.

La donna mancina di Peter Handke è esattamente il contrario, e proprio per questo piace a me: è un’angoscia sottile e reale, è sentimento da cogliere tra le righe e fare proprio, è lettura da scavare con gli occhi e i pensieri per coglierne sempre un po’ di più.

Sentimenti che rimangono sottopelle, si depositano e impigliano come un velo su un arbusto.

La narrazione è fredda? Altrochè.

Fotografico, quasi, il racconto di questa donna che, di punto in bianco, lascia il marito e si chiude in una solitudine e una vita nuova. M’ha ricordato quella sensazione di libertà solitaria, malinconica, di un racconto dal tema simile, Ortiche di Alice Munro (in Nemico, amico, amante): la stessa attenzione alle sfumature dell’animo femminile, emancipazione femminile con una dimensione del tutto individuale.

Ogni parola e oggetto e descrizione di questo piccolo libricino (una novantina di pagine, carattere piuttosto grande) racchiude significati e forza espressiva nella sua totale asetticità.

Il vuoto, i gesti quotidiani, i silenzi, le parole e le cose non dette.

Rimane molta malinconia.

[Handke Peter, La donna mancina  Ed. Garzanti]

*****

I libri passati sotto il ferro da stiro sono sottili come un’acciuga. Sono libri al di sotto delle 100 pagine, letture pensate e consigliate in particolare per chi ha poco tempo (tra un ferro da stiro e l’altro…).
Per suggerimenti: lepaginestrappate@hotmail.it

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10 pensieri su “Libri sotto il ferro da stiro: La donna mancina, di Peter Handke

  1. Letto tanti anni fa e non particolarmente apprezzato. Ma era il primo Handke della mia vita da lettore. Poi ho letto Infelicità senza desideri e Il pomeriggio di uno scrittore e ho scoperto la grandezza di questo autore. Scrive sempre libri molto piccoli, asciugati. E tristi. Handke è da leggere.

    • A me è piaciuto molto 🙂 “Asciugati” mi piace tanto come aggettivo, particolarmente azzeccato! Leggerò anche gli altri due che hai citato, soprattutto se sono pure migliori… questo me lo sono ritrovata tra le mani perché era tra i vari libri che mi ha regalato l’amico di famiglia traslocante!
      Ho anche letto qualcosa sulla vita e il percorso artistico di quest’autore e cavoli, direi che è uno che si è fatto sentire 🙂

  2. Non ho letto questo libro né altro dell’autore, ma condivido il tuo pensiero secondo cui oggi molti libri vengano giudicati in base alla quantità di lacrime versate. Più è commovente, più fa leva sul sentimentalismo, più si alza il livello delle stelline anobiane.
    A me gli scrittori che mi fanno versare lacrime, o che almeno ci provano, mi sanno troppo di furbi e al primo accenno di lacrima, ecco che li bollo come truffaldini.
    Comunque, ora mi segno sto titolo, che serve sempre qualcosa di sottile come pausa tra un monte di panni e l’altro 🙂

    • Pienamente pienamente d’accordo. Che poi io lo capisco: un libro che “fa lacrimare all’istante” è nella maggior parte dei casi un romanzo che non fa pensare. Ti sfoghi per vicende tristissime, ti senti una persona buona perché piangi per bambini malati, persone disabili, amori deceduti, cuccioli di cane… e stop, finisce lì. Catarsi istantanea e buonismo a palate 😛
      Questo romanzino, ma tanti altri anche (mi viene in mente Yates, la Munro, Roth, Simone de Beauvoir, Simenon…), sono freddi in apparenza, ma in realtà fortemente emotivi: non piangi, non c’è niente di buonista, ma le emozioni derivano dalla fatica di doverle pensare… Credo che il problema sia che la gente non cerca questo nei romanzi, non cerca il pensiero ma la via di fuga dal pensiero :/ Non lo giudico, questo no, però noi che cerchiamo altro possiamo permetterci di fuggire dai “truffaldini” 😛

  3. Contenta che ti sia piaciuto! E’ un autore che amo molto (infatti la mia tesi di laurea era in parte su di lui, anche se più come critico e scrittore di teatro che come autori di romanzi), avevo seguito un seminario su di lui quando ero in erasmus… e me ne sono innamorata perdutamente, anche se a seconda vista. All’inizio facevo fatica a leggerlo (probabilmente anche per lo scoglio della lingua). In Italia è stato molto sottovaultato, a parte una breve parentesi di gloria negli anni 70….
    Ti consiglio, oltre ai libri citati qui sopra da Stefano, “I calabroni” e “La ripetizione”

Dimmene quattro! (o quante ne vuoi)

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