2013 etti d’oggi, per favore. Senza Apocalissi.

Ultimamente mi imbatto tantissimo in romanzi d’esordienti o di selfpublishing. Un po’ me la vado a cercare, un po’ mi ci ritrovo in mezzo, un po’ ho la casella mail colma di autopromozione e pubblicità (o assillante spam, in alcuni casi…).

E leggi una trama, e leggine due, e leggine tre, quattro, cinque, venti, trenta, quaranta… mi sono accorta di una cosa. Ossia il fatto che una grandissima fetta di questi scritti non sono ambientati OGGI.

Per carità, potrà essere una coincidenza: per qualche combinazione astrale la maggior parte dei romanzi di autori amatoriali – esordienti – self – chedirsivoglia che incontro scrivono storie ambientate nel passato.

Sono molto fashion gli anni del fascismo. Al secondo posto gli anni Sessanta. Al terzo vicende che potrebbero essere di qualsiasi anno, epoca, esistenza e invece, chissà chissà perché, sono ambientate in qualche anno tra il 1945 e il 1990. Se sono ambientate dopo il 1990, sono allora collocate sicuramente in un presente apocalittico o in un futuro distopico, di solito con trame e scenari creati con lo stampino.

Confesso: a me non intrigano molto. Sarà un mio limite, ma per quanto il passato e la storia mi abbiano sempre interessata e li abbia ricercati nella narrativa molto spesso, oggi cerco il racconto dell’oggi. Senza la parte dell’Apocalisse e della distopia. E forse pure l’editoria tradizionale non è poi molto interessata  (oppure cerca direttamente racconti di fanciulle in gonnella ottocentesca), dato che stiamo comunque parlando di opere non accolte a braccia aperte e che hanno cercato strade alternative.

Gli autori sono nella metà dei casi di una nostalgica mezza età che li porta a scrivere come se fossero giunti al termine della loro vita e stessero tessendo le fila delle proprie memorie.
L’altra metà è composta da giovanissimi autori che probabilmente hanno trascorso troppi weekend a fare ricerche per scrivere storie ambientate in un tempo e una realtà che non hanno mai conosciuto.

Forse sarà una coincidenza, in realtà li incrocio tutti io, eppure io alle coincidenze non ci credo molto. Soprattutto quando perdurano per alcuni mesi.

E allora qualche domanda me la pongo.
La prima è maliziosa: è forse comune l’idea che per scrivere qualcosa di originale bisogna andare a ripescare anni del passato? La normalità, l’oggi, il quotidiano non può essere stupefacente?
La seconda è una riflessione: è forse più facile scrivere del dramma accertato di guerre o delle tensioni più o meno risolte di generazioni passate, che quelli confusi di oggi? Perché in particolare un giovane cerca tra le carte, tra le date, storie da raccontare, invece che affacciarsi alla finestra e guardare in strada… e scoprire l’intricata e anormale normalità che passa davanti agli occhi?

(trovate qui il sito personale con le illustrazioni di Gemma Correll)
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7 pensieri su “2013 etti d’oggi, per favore. Senza Apocalissi.

  1. Concordo.. il fatto è che se qualcuno si arrischia a parlare, per esempio, dell’amore ai tempi nostri, finisce nella categoria mocciana, se parla del precariato viene in mente Virzì..tutti temi giá sviluppati ampiamente e tutto trito e ritrito. Il nocciolo della questione è che ormai di talento ce n’è poco e di scribacchini tanti perchè sicuro, dove c’è il talento, anche una storia mocciana diventa interessante

    • Concordo! Basti pensare a quanti GRANDISSIMI scrittori han scritto storie meravigliosi sulle cose più piccole, sulle vite più normali e mediocri… 🙂
      L’amore oggi, la politica oggi, la religione oggi, il lavoro oggi… forse è una ricetta così ricca ed elaborata che non si sa da dove iniziare. Più confortante il passato!

  2. Anch’io non credo alle coincidenze: quando una certa ambientazione (o un certo tipo di personaggi) si dimostrano validi o di successo, immediatamente inizia la moda delle repliche. Va da sè che se un giovane vuole scrivere dell’epoca in cui sono vissuti genitori o nonni, il rischio “manuale di storia” c’è, e la narrazione ne può risentire.

    Oltre a questo commento sull’interessante riflessione che ci hai proposto, ti segnalo un premio che ti aspetta sul mio blog: http://athenaenoctua2013.blogspot.it/2013/05/very-inspiring-blogger-award-e-liebster.html
    Complimenti e buona serata! Cristina

  3. La moda delle repliche è terribile: se non son vampiri sono libri ammore&cucina, madri snaturate, serial killer sadici, e così via. E vogliamo parlare dei titoli fotocopia e delle copertine tutte uguali? Il problema è la convergenza tra appiattimento del gusto nel pubblico (spiace dirlo, ma la “sindrome del pecorone” impazza in tutti i settori), e scarsa propensione al rischio delle case editrici: devo vendere, ergo pubblico ciò che va di moda e quindi probabilmente vende. E tanti saluti al fare cultura.

  4. Pingback: unisco passione per gatti libri e treni e rebloggo da pagine strappate | trenodopotreno

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