Non ho capito che c’è scritto: Cate, io, di Matteo Cellini

9788864115443_Cate, io

Se leggi nel web recensioni-opinioni-articoletti, Cate, io è un libro stratosferico. E’ pure tra i 12 finalisti del Premio Strega. (Vabbe’, certo, il Premio Strega ha premiato La solitudine dei numeri primi, tra gli altri…).

Poi arrivo io, guardo la copertina accattivante, scopro che è considerato il Capolavoro Promesso di un tema scottante (l’obesità, in questo caso nei panni di un’adolescente triste e intelligente. Che viene da chiedersi, indifferenti di risultare poco politically correct, perché al Premio Strega quest’anno vadan tanto malattie e disagi, tra disabilità/obesità/sterilità/aborto/…), e mi accorgo che l’ebook costa solo 1,99 euro e lo leggo.

E non ci capisco una mazza.

“Ma che c’è scritto?” continuavo a chiedermi.

Che ok che sto cercando di ridurre le dosi di caffeina (i miei neuroni vanno avanti non a glucosio ma a metilxantine), però insomma, in genere non ho grandi difficoltà a comprendere un testo… (a meno che non sia il modulo per la dichiarazione dei redditi)

Ma qui tra metafore disseminate come letali mine, paragoni, frasistrampalate, ordine delle parole che sembra uscito dalla lavatrice, io, che sono una mente semplice, mica mi raccapezzavo.

Sento le cose di là strette tra gli elastici staccarsi, immagino l’infinità di nodi sciogliersi e la gioia del lieto fine. In cucina è appena più caldo, papà già da un pezzo è ai fornerlli e il caffè macchia di un odore forte l’aria come un cane dalmata.

Mi sentivo stupida, non capivo niente, poi l’amica G. che ha iniziato anche lei a leggerlo e che in genere ha in genere una predilezione verso testi dal lessico ricco e dalle azzardate metafore, mi fa…

“Ma che c’è scritto?”

L’amica G. è un’ottima amica, quindi o siamo stupide in due, o cercava di non farmi sentire stupida. Oppure Matteo Cellini aveva bisogno che qualcuno, leggendo Cate, io gli dicesse di calare la mano sui manierismi esibizionismi e badare più alla sostanza.

Che ce la fa, eh, lo dimostra quando la storia diviene trama ed è piuttosto scorrevole. Diviene trama raramente – a dire il vero – perché per il resto il lettore deve assistere a questi sfoggi di orpelli e orpellini stilistici assolutamente insensati e innecessari. Sembra un testo che vuol stupire a tutti i costi con la propria forma prima ancora che col contenuto, e l’effetto è decisamente chiassoso più che elegante.

Mi stupirei molto nello scoprire che Matteo Cellini non ha letto qualcosa Aimee Bender, perché in Cate, io ce ne è più che una manciata. Ma se la parola diviene talmente evocativa da essere ancor prima immagine che frase, qui le parole sembrano calzini spaiati messi a casaccio sullo stenditoio e che ci vuol mezz’ora per metterli insieme e appaiarli nella cesta.

Ma vabbe’, dai. Magari ci si può passare sopra, anche se con un po’ di insofferenza.

Ci si passa sopra e si entra nella testa di Cate, la protagonista. Una ragazzina obesa che ci racconta in prima persona al presente la storia. Una scelta di narratore rischiosa-rischiosissima, che se nei tanti romanzi e romanzetti d’oggi americani, dove va tantissimo, si risolve in una specie di diario niente affatto coinvolgente – vado allo specchio, mi osservo, penso che sono bella, mi lavo i denti, mi volto, faccio la cacca, corro, perdo il fiato – qui invece fa sì che la natura riflessiva di Caterina si riveli nell’80% del romanzo in interminabili e pesantissimi spiegoni, inforigurgito e digressioni.

Pagine infinite di monologhi esistenzialistici generalistici che mi hanno ricordato i pesanti momenti di L’eleganza del riccio. Intervallati, giusto per fare respirare il lettore, da brevi sprazzi di dialogo, ahimé del tutto improbabili e impostati: roba che vira da discorsi tu-per-tu famigliari cuore-in-mano che manco nei migliori incontri dallo psicologo o nei peggiori telefilm americani, fino a irreali accessi di poeticità in bocca ad adolescenti.

Poi c’è la questione del contenuto, l’obesità, e la mia sensazione è certi romanzi già solo perché trattano certi temi con malinconia e poesia e dramma sono sensssssibbbbili. A mio parere Cate, io da questo punto di vista è semplicemente banale, prevedibile, con un tocco Mulino Bianco nel finale.

Che sia scritto da un uomo è evidente, tra l’altro, perché in questo punto di vista in prima persona c’è così poco di fisico. La scelta di mantenere tutto su un piano psicologico, a volte onirico, è palese… ma qualsiasi ragazza o donna abbia provato anche solo che significa essere un po’ sovrappeso sa che non è questione di dire, semplicemente, “sono cicciona” e stop e di ricondurre tutto a “metto maglioni grandi e lunghi”. No, c’è l’intimità dolorosa della consapevolezza continua del proprio corpo – odiare la femminilità, il seno formoso eppure non “sexy”, le cosce che sfregano, il sudore, il disagio… Tanti e tanti dettagli che “sono cicciona” non comprende.

Ma comunque, infine ci sono arrivata in fondo: è breve e ho fatto più fatica a terminarlo che se fosse stato lungo cinquecento pagine. Una sofferta maratona di lettura con insofferenza.

autore: Matteo Cellini
titolo: Cate, io

collana: le strade
numero: 216
pagine: 216
codice isbn: 9788864115443
data pubblicazione: 21/02/2013
prezzo in libreria: € 16,00
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39 pensieri su “Non ho capito che c’è scritto: Cate, io, di Matteo Cellini

  1. Adoro quando qualcuno maltratta Giordano 🙂

    Una curiosita’: mica pure Cellini e’ uscito da una scuola di scrittura creativa, eh? No, perche’ se la risposta fosse “si”, penso si possa cominciare a pensare di farle chiudere per legge…

    • Certo, maltrattare Giordano è un po’ come la questione degli spari e la Croce Rossa, però m’è proprio scappato! Quel libro non si può proprio leggere <.<

      In effetti spiegherebbe molto… a leggere i due sprazzi di biografia in giro non se ne fa cenno (è un professore di urbino e blabla, il suo primo romanzo, blabla)… però una proposta di legge si potrebbe fare. Magari già che ci siamo ci arriuniamo noi ed eleggiamo un presidente della Repubblica!

  2. Grazie per la recensione. Il libro mi stuzzicava la curiosità (mi interessano molto le narrazioni sui disturbi dell’alimentazione), ma visto il giudizio e lo stralcio riportato…credo che passerò.

  3. Chissà perché avevo deciso che era una merda dal momento in cui ho letto “obesità femminile” e “autore maschile”.
    Partirò prevenuta, ma per capire davvero che cosa vuole dire essere una donna grassa nella nostra società devi per forza essere una donna grassa che vive nella nostra società.

    • Ma guarda, su questo non sono necessariamente d’accordo: non è necessario vivere uno stupro per scriverne, essere una donna per scrivere donna, essere un assassino per scrivere un omicidio o un pedofilo per scrivere Lolita, e così via 😉 Però certo, tra scrivere bene e scrivere c’è di mezzo un mare.
      Il modo in cui è trattata l’obesità non è assolutamente la pecca principale del libro (che è il MODO in cui è scritto e del resto giusto ieri leggevo in un’intervista che per l’autore è più importante il come la storia è raccontata che ciò che racconta), nel complesso non toppa di brutto, semplicemente tende a semplificare in un personaggio che “io sono obesa” e affonda nel vittimismo. Si sa, la fisicità in una donna è estremamente sfumata e complessa… non è necessario essere una donna obesa per scriverne o scriverne bene, ma è sufficiente scriverne banalmente per toppare 🙂

    • Forse avevi deciso che era già una merda prima di leggerlo perché ti limiti a non leggerlo. Come scritto sopra questo libro non ha NULLA a che vedere con il problema dell’obesità!

    • Ovviamente non sono la Voce della verità né Dio incarnato in ragazza, questa è la mia voce sul romanzo (tra l’altro voce MOLTO fuori dal coro, finora di negative ho letto quattro righe su anobii e basta), che è fallace, personale, eccetera. Alcune cose per me sono oggettive, ossia che l’ordine delle parole a volta sembra centrifugato (complementi di specificazione che non stanno dove devono e così via) minando la comprensibilità del testo, e che ricalca troppo quel “strano è bello” che spesso va… cercare la poesia in un testo non significa renderlo incomprensibile e intricato, perché a volte non si ottiene un effetto di riuscita ma solo una densità pesante e che poi si rivela tutta forma e niente sostanza… La trama, poi, non spicca per scelte di realismo. In particolare ho avuto antipatia verso i dialoghi scarnificati e irrealistici alternati a lunghe digressioni e spiegoni… Personalmente amo molto testi che osano con le parole, amo TANTISSIMO il cosiddetto post-modernismo americano, ma a maggior ragione non sopporto quando si vuole stupire a tutti i costi e si fallisce in toto…
      Poi ovvio, magari ho capito tutto male, ecco 😄

      Però, e questo lo dico non con malizia, ma con onestà di lettrice, credo di non aver mai visto un’intervista a un autore associata a una recensione negativa 🙂 (anzi, la possibilità di un contatto diretto predispone positivamente al testo, tutto sommato)

      a questo punto… chi leggerà vedrà 😄 (1,99 era un’OTTIMA offerta!)

  4. Anche io ne ho sentito parlare in modo discordante, l’unica sarebbe leggerlo… peccato davvero non aver avuto il ditino pronto il giorno dell’offerta, l’avevo vista ma me la sono fatta sfuggire.

    • Tra l’altro stare dietro a tutte le offerte è un lavoro a tempo pieno °___° (e poi a me sembra che quelle che mi interessano escano tutte insieme, poi per giorni-settimane il nulla…!)
      Sarà mica uno di quei libri che… o li ami o li odi?

  5. Io ho iniziato a leggerlo ma come te non ci capivo nulla e a differenza di te ho lasciato perdere e abbandonato il libro. Solo per questo non si può leggere la mia recensione negativa on-line… Ci speravo tanto, visto il tema, ma è illeggibile per me.
    Ciao

    • Che poi è il motivo per cui spesso di un romanzo esistono pochissime recensioni negative: per criticarlo ti tocca finirlo! 😛 Anche se, secondo me, pure un onesto “non si capisce niente, l’ho abbandonato” ha ragione di esistere.
      L’inizio è decisamente illeggibile, sono d’accordo. Andando avanti acquista una relativa scorrevolezza da un punto di vista della scrittura, ma come narrazione e struttura è pesantissimo :/
      Grazie mille del commento!
      Chiara

    • Grazie per il tuo prezioso e intelligente contributo.

      P.S:
      Non censuro commenti su questo blog. Di solito lascio per i passanti i segni palesi dell’altrui maleducazione.
      In questo blog amo discussioni, opinioni diverse – come spesso ce ne sono state – e confronti. Che vi sia necessariamente rispetto nel rivolgersi a me non mi importa, esigo però rispetto verso i miei “ospiti”, verso le persone giunte qui per commentare. Lo preciso non per questo commento lasciato a me, ma per i toni delle risposte lasciate agli altri.

    • Visto che affermi che assolutamente lei non ci abbia capito nulla, perchè non dai una tua interpretazione del romanzo? Sono piuttosto curiosa e indecisa se comprare questo romanzo o no. Ci fai sentire l’altra campana?

  6. Sono una brutta persona e speravo di trovare un flame più corposo e articolato xD
    A parte questo, l’avevo adocchiato in biblio e avevo ipotizzato di prenderlo, quindi grazie per l’avviso.
    Ammetto che pure io ho un problema con gli scrittori che scrivono in modo confuso, anche quando dopotutto lo fanno bene e in modo evidentemente ragionato. Da un lato mi dico che dopotutto ”l’arte, la sensazione, blabla”, però dall’altro mi irritano. Dopotutto TuScrittore, non dovresti voler parlare coi lettori, raccontare una storia in modo comprensibile? Perché mi devi rendere le cose difficili?
    Non so nemmeno io come la penso sull’argomento, però ò_ò

    • a volte a me capita di leggere giuste critiche su errori stilistici palesi e di leggere risposte come “è il mio stile!!!!Non lo capisci!!!! E’ l’arte!!!”
      Reimpastare la scrittura tradizionale sì, ma con comprensibilità di lettura – altrimenti non è né narrazione né lingua italiana – e senza cercare lo stupore a tutti i costi.
      Meglio una torta di frutta che una torta nuziale a dieci strati che poi non sa di niente!

  7. A me invece è piaciuto molto… è stato proprio il suo metodo di scrittura a farmene innamorare quando l’ho pescata per caso in libreria. De gustibus non disputandum.

    • Io apprezzo il tentativo di fondo di Matteo Cellini – e il suo discorso sull’importanza della forma – ma preferisco quando il tentativo è meno evidente e il testo più originale con naturalezza. Ma diciamo che un testo che porta a dibattito e opinioni contrastanti di sicuro almeno qualche merito ce l’ha… 😉 dicevo qualche post fa che i libri peggio sono quelli insipidi e insignificanti, che ti scordi di averli letti…

  8. Buongiorno. Accidenti, hai sparato a zero su questo libro, che certo non diventerà un classico della letteratura ma a me è parso un buon libro “da compagnia pendolare”. E’ scritto in modo molto semplice veramente e, apparte gli “elastici” che anche io non ho capito, non capisco quale parte non ti sia risultata leggibile. Un libro puó piacere o meno, peró mi sembra triste demolirlo.
    Poi un librovpuó

  9. Buongiorno. Accidenti, hai sparato a zero su questo libro, che certo non diventerà un classico della letteratura ma a me è parso un buon libro “da compagnia pendolare”. E’ scritto in modo molto semplice veramente e, apparte gli “elastici” che anche io non ho capito, non capisco quale parte non ti sia risultata leggibile. Un libro puó piacere o meno, peró mi sembra triste demolirlo in malomodo.

    • Qui si comprano libri, si leggono e si ha la libertà di commentarli. A volte entusiasticamente, a volte criticamente. Non ci sono insulti né altro nei confronti dell’autore, si discute sempre del romanzo: sparare a zero? malamodo?
      Si chiama critica e libertà di lettrice – e acquirente.
      Ciao.

  10. Noi abbiamo letto il libro.. Cellini era un nostro professore e siamo fiere del risultato da lui ottenuto! Complimenti è bellissimo!

  11. Non potrei essere più d’accordo con te. Ho letto la tua recensione per caso e mi ha rincuorata non essere l’unica contro corrente. Sembra sia il libro dell’anno, premi, interviste, e invece io non sono riuscita a digerirlo. Grazie!

    • di critiche scritte se ne leggono poche…
      Non scritte ce ne sono (è faticoso criticare – e in più ti vengono a rompere le scatole, a volte)… NON SIAMO SOLE 😄 Piuttosto indigesto, concordo… Spero che il suo prossimo sia migliore. Senza dubbio buona materia c’è, ma è stata gestita male
      Grazie a te!

  12. Ciao , io sono stata un’alunna di Matteo Cellini , lo so che non centra niente con il libro ma è un professore bravissimo ,ed è un grandeee !!!!! Jessica.

  13. finalmente una persona che critica “la solitudine dei numeri primi”…ti adoro solo per questo!
    Comunque io credo, ma questa è solo la mia opinione, che ci sia la volontà forte da parte delle giurie di questi premi nazionali, in combutta con gli editori, di far vincere e di mettere in mostra quei libri che possono far presa sui lettori più giovani, come se in italia la priorità ora fosse riportare i giovani alla lettura assidua e, pertanto, hanno bisogno di libri come questo o altri simili che, prontamente, vincono i premi più conosciuti e si affermano alla massa dei giovani

  14. Anche io qualche anno fa avevo un blog simile al tuo, in cui scrivevo critiche ponderate e improntate alla riflessione. Non a questo livello, certo, ma cercavo di avvertire i lettori di best seller sulla pericolosità e sulla vacuità di certi libri troppo acclamati…però “nun me se filava nessuno” e i pochi commenti pibblicati erano caustici, come se avessi infranto i tabù di fan fondamentalisti 😦 Almeno tu hai il consenso di molti 🙂

    • in realtà spesso le mie critiche sono imprecise e non argomentate, ma perché come i complimenti nascono dal modo del momento che ho di scrivere quel post e non sono subordinate a nessuna esigenza che non sia fermarmi un secondo dopo che ho letto un romanzo 🙂 (quindi non sono costruttive, per dire! Né complete!)

      I lettori caustici ci sono sempre, ma basta smarinarli in fretta 😀 per il resto, il posto per il dibattito qui è sempre aperto, ovviamente con educazione… ;D

  15. ciao cara, sono una donna / ragazza di 29anni, obesa da sempre e ho appena finito di leggere questo libro.
    sono d’accordo con te in certi punti sono dovuta tornare indietro a rileggere alcune parti..tipo non ho capito la storia del fratello e degli elastici, filmava gli elastici o cosa… poi definire enorme il padre di 108kg come detto nel testo, mah, forse Cellini non ha mai visto molti obesi in giro. Per il resto mi sono immedesimata in Caterina, che sono stata io, l’ho amata e l’ho odiata come mi sono odiata io. L’unica grande pecca è che Cellini poteva fare molto molto di più non capisco perchè passa troppo spesso dalla profondità più assoluta della psiche di Caterina alla superficialità tanto da risultare “sbrigativo”. che dire, belle le intenzioni un pò meno l’esecuzione!

  16. Prendo il libro “al volo” mentre le porte della biblioteca stanno chiudendo. Beh, la copertina mi intriga. Inizio la lettura che mi risulta faticosa, ma si sa che bisogna entrarci in un libro e vado avanti. Ma proprio ad entrarci non ci riesco nonostante rilegga i periodi già letti o addirittura torni indietro nel caso mi sia sfuggito un passaggio importante. Ho chiesto a mia figlia diciottenne di leggerne qualche passo, l’ha fatto e mi ha detto di lasciarlo perdere. Io sono testarda e stakanovista e l’ho finito, con molta fatica ,e in certi momenti mi ha irritatata e infastidita. Sono una persona con una cultura media e questo è il mio commento al libro. Mi ha fatto invece molto piacere leggere l’entusiasmo delle alunne di Cellini : è una conquista sul campo che va tutta a suo onore! Gli auguro un in bocca al lupo per il prossimo romanzo.

Dimmene quattro! (o quante ne vuoi)

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