Un ebook per cappuccino: I book blog. Editoria e lavoro culturale (di eFFe)

Costa quanto un cappuccino, e l’ho letto nel tempo di un caffè lungo: parlo delll’ebook di eFFe: I book blog. Editoria e lavoro culturale.

Un libricino (si può ancora dire anche se è un ebook?) che tratta un argomento a me decisamente caro, ossia i book blog – il loro valore, i rischi, le possibilità e prospettive, il panorama italiano. (Infine vi è anche una breve appendice che riguarda il self-publishing.)

eFFe ci racconta sviluppi e passioni delle discussioni sui libri nel web ed episodi di relazione blogger-editori dell’ultimo anno, fa molti esempi concreti di fatti avvenuti e realtà del web e linka e cita diverse fonti (che hanno messo alla prova le capacità del mio kindle di accedere al proprio browser, tanto sperimentale quanto terrificante…!).

E’ interessante perché lo fa con semplicità, franchezza, curiosità.

Il testo è infatti decisamente semplice e scorrevole, molto immediato. Qualche pizzico di ironia, come piace a me. L’approccio è spesso critico ma in modo costruttivo e, soprattutto, diretto: tratta di questioni a mio parere FONDAMENTALI come credibilità, trasparenza, indipendenza. Cose su cui ciò ho ciarlato su queste pagine
(più o meno strappate)
(che questa non faceva ridere nessuno)

Uno degli esempi che ho trovato più interessante è l’idea di una deontologia dei blog che può essere modellata sul decaologo deontologico che Christian Raimo stilò quando si occupò dell’inserto culturale di Pubblico, Orwell. (La cui scomparsa piango regolarmente ogni sabato! Uno dei pochi inserti che discuteva di cultura, la criticava, informava, appassionava. Ormai sono assuefatta agli articoli “culturali” per lo più pubblicitari, acritici, che si leggono su molti quotidiani e riviste.

E ci si ritrova quel No ai comunicati stampa, un ritornello con cui vi rompo le palle spesso. Che sia qui, su altri blog, su twitter, sulla pagina facebook. Ovunque riesca a infilarmi. In 10 cose per cui potrei non seguire un lit-blog era in apertura e chiusura. E proprio nei commenti a quello stesso post, sia qui che in alcune discussioni su facebook, erano emerse per me cose inconcepibili, ossia che quando non vi è un aperto leccaculismo da parte dei blogger, vi è una sudditanza nemmeno troppo amichevole con gli uffici stampa delle case editrici.

Che se fossimo a tu-per-tu, direi: ma chi cazzo ve lo fa fare? Perdere credibilità, personalità, lettori intelligenti… per dei libri gratis nella maggior parte dei casi pure sgradevoli (ma dato che gratis sempre e comunque non sgraditi)?
Non siamo a tu-per-tu, ma l’ho detto ugualmente.

No ai comunicati stampa è alla fine solo “un simbolo”. No alle marchette, dice Christian Raimo e ripete eFFe, sviluppando un interessante discorso su questioni come:

recensioni su libri gratis,
critiche quando v’è un “rapporto amichevole” con una casa editrice,
parlare di un romanzo dopo aver incontrato in esclusiva l’autore,
eccetera.

Mi piace perché lo fa con franchezza: non ha senso far finta che queste questioni non esistano e nasconderle sotto un tappeto, ma nemmeno condannare e giudicare a priori, escludendo quindi possibilità di confronto fruttuoso e onesto nel futuro.

Insomma, se vi interessano queste questioni è una lettura breve e interessante. Io l’ho letto solo in parte come blogger, a dire il vero. (Non vi è pretesa in queste pagine, anche se questo non significa che io non abbia dei “principi” ben chiari nella gestione del mio piccolo spazietto. La deontologia del rispetto dei lettori, della trasparenza, della dignità, dell’identità personale e personalizzata.)

Ho approcciato I book blog. Editoria e lavoro culturale  (che è un titolo altisonante per un testo divulgativo) principalmente come lettrice di altri blog. Seguo molti di quelli citati nel testo. Da Tazzina-di-caffè (adorabile) a minimaetmoralia (interessante e stimolante). Dal divertente e poliedrico Finzioni all’utile&dilettevole Vibrisse. Per citarne una manciata.

Mi interessa quindi sapere di più dei dietro-le-quinte e del futuro e dell’indipendenza di questi spazi di incontro tra lettori nel web, in parte snobbati in parte puntati dalle case editrici.

Solo su un punto mi sono trovata in parte in disaccordo: secondo eFFe funzionano meglio i blog collettivi piuttosto che quelli individuali. In parte sicuramente è vero: più menti e tempo per un’attività in gran parte amatoriale funzionano meglio. E così i blog colletivi sono decisamente più ricchi, più informativi e più multitasking

Io ne seguo alcuni e sono fichi e belli.

Però.Ovviamente c’ho il però.

RARAMENTE seguo i consigli dei blog collettivi in termini di letture. Quasi mai acquisto libri dopo le loro puntuali recensioni. SPESSO, invece, mi affido ai consigli dei blog individuali che leggo. E’ dei secondi che annoto i titoli con più interesse e costanza e di cui mi fido maggiormente.

I blog collettivi sono spesso voci non identificabili. Interessanti e piacevoli quando si tratta di quelle che io qui chiamo sempre divagazioni libriche, ma di frequente anonime quando parlano di un volume in particolare e te lo consigliano.

Il blogger individuale ha una sua indentità come lettore. Dei gusti “sfogliabili” nei suoi post. Delle preferenze evidenziabili e dichiarate. Delle mancanza che so riconoscere. I consigli dei blog collettivi, invece, mi intrigano poco.

Ovviamente, mi riferisco a quei blog individuali che non sono scopiazzamenti puntuali di comunicati stampa, sterili anteprime, e recensioni forzate degli stessi identici libri: quelli del momento, inviati gratuitamente dalle case editrici. Lo dico per precisazione. Non seguo quel tipo di blog.

Anzi, mi viene in mente un episodio di cui sono a conoscenza.

(e “sono a conoscenza” e “una lettrice” è uno di quei casi del genere vorrei un consiglio per questo mio “amico” che…)

Una lettrice di alcuni grandi portali-blog collettivi che seguiva da diverso tempo – ovviamente che trattano libri – stanca di vedere sempre recensioni positive e mai negative, e, se proprio vagamente critiche, in maniera talmente tra le righe da essere una specie di presa per il sedere, si esasperò quando su uno dei vari venne pubblicata una sequela di grandiosi complimenti riguardo un romanzo a dir poco tremendo, criticato in lungo e in largo persino da appassionati di romance, young adults, o pubblicazioni che più commerciali non si può.

Allora sguardicchiò i post riguardanti vari libri di bassissima qualità: anche qui lodi, sperticamenti di esaltazioni, mai una nota di dubbio. Se proprio, qualche accenno di critica negativa era mimetizzato tra un “forse” e un “a volte”. Allora commentò, e chiese perché mai non vi fosse una critica che fosse una a un romanzo che fosse uno.

L’istinto che condusse al commento fu senza dubbio tinto da un atteggiamento provocatorio e parzialmente malizioso, ma più che altro dettato dalla sensazione di essere preso per il sedere come lettore, e neppure troppo velatamente.

Il commento rimase in moderazione, venne cancellato e in risposta arrivò una mail in cui molto gentilmente si spiegava che le recensioni erano affidate a persone diverse che potevano apprezzare il genere o libro. Ah. Una via di mezzo tra una non risposta alla domanda e un de gustibus che tanto va di moda ultimamente e che è uno scudo collettivo contro qualsiasi confronto in termini di qualità, di giudizio sul valore e merito di una scrittura, su difetti oggettivamente evidenziabili.

Ovviamente, questa lettrice non segue più nessuno di quei blog-portali collettivi 😉

Se volete leggere I book blog. Editoria e lavoro culturale  di eFFe, lo trovate qui (se, come me, avete un kindle, nel link c’è anche il collegamento ad amazon).
Il ricavato verrà devoluto all’Associazione Tumori Toscana.
Qui e l’hashtag #bookblog per conversare riguardo al contenuto dell’ebook.

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12 pensieri su “Un ebook per cappuccino: I book blog. Editoria e lavoro culturale (di eFFe)

  1. Grazie mille della dettagliata recensione! Il tuo punto di vista, soprattutto sul valore dei blog individuali, è davvero interessante, cercherò di raccogliere altre opinioni al riguardo. Alla fine quello che conta davvero è il rispetto dei lettori, e questo si ottiene dal rispetto di se stessi e dal non scendere a compromessi disonorevoli.

  2. Ottimo suggerimento. Ho ordinato il kindle pochi giorni fa quindi l’e-book mi casca a “fagiulo”.
    E’ un argomento che interessa molto anche a me.
    Io ho sempre pensato che chi decida di aprire un lit-blog, un blog letterario, un bookblog, insomma un blog che parli di libri, abbia una sorta di “dovere morale” nei confronti del lettore. Serietà, e nella serietà c’è anche verità. Io non seguo migliaia di blog ma riesco a riconoscere immediatamente un giudizio “puro” da un giudizio pilotato (e concordo, anche io diffido dai blog collettivi). E’ incredibile quanta personalità passi da schermo a schermo in un solo articolo. Quindi, non è tradire anche se stessi, promuovendo un libro solo perchè è stato inviato gratis?

    • Ho visto che l’hai letto, alla fine, sono contenta di averti suggerito una lettura che hai trovato interessante 🙂
      La parte sull’antropologia del dono secondo me è delle più interessanti.
      Alla fine si ha un dovere morale verso i lettori, sì, ma ancor più verso se stessi.

  3. Sono appassionata di libri, di lit-blog, ma appartengo alla categoria “mamma-blogger”: quanto detto per i lit-blog valle anche per i “mommy”. Io penso che la pubblicità, perché è di questo che si parla, si annusi a colpo d’occhio, per i libri, come per un detersivo, o per un paio di scarpe. Forse generalizzo troppo ma il web sta cambiando modo di fare marketing: dopo un po’ che frequenti la rete le vedi subito le marchette. I libri purtroppo sono prodotti come tanti altri: mi possono fregare con il dash, mascherato da video delle olimpiadi sulle mamme, o con una super recensione su le Affettività alchemiche, in blog collettivo o meno. Bisogna vedere per quale motivo si ha un blog o pseudo-tale. Se l’ambizione è guadagnarci, le marchette sono per il momento l’unica strada, con buona pace di Effe e di tutti gli appassionati di libri.

    • eFFe infatti diceva come molti atri tipi di blog da tempo interagiscono con l’ambito commerciale. Però credo che guadagno e marchette non vadano sempre a braccetto. Collaborare non significa sempre svendersi, tutto dipende da come lo si fa…
      anche perché se la fashionblogger che seguo mi consiglia un mascara schifoso solo perché collabora con l’azienda produttrice, e io ci rimango fregata, la volta successiva non seguo i suoi consigli 😉

  4. Pingback: Un ebook per cappuccino: I book blog. Editoria e lavoro culturale (di ... | Ebook, Transmedia e Self Publishing | Scoop.it

  5. Ringrazio anch’io per il consiglio dell’e-book.
    Sono d’accordo con te quando parli dei blog collettivi…io ne seguo alcuni ma non li leggo veramente mai…solo per tenermi informata sulle ultime novità e quando c’è qualche libro che m’interessa, la cui recensione puntualmente non mi convince e si rende quindi necessario andare dal blogger di cui conosco i gusti per sapere cosa ne pensa. Nei blog individuali riesci a capire meglio il blogger e quindi i gusti di chi scrive…così sai quando un libro potrebbe piacere anche a te, sul serio.

  6. Non sapevo dei lit blog…
    Sono andata a cercare e…. ma lo è anche il mio!
    Forse non lo seguirai mai, ma passa a trovarmi..
    Magari ti ricredi 😉
    Luna

  7. Sul fenomeno dei blog culturali/letterari ci sono poi altre due questioni: alcuni dei più famosi hanno iniziato da zero (molti, anzi), ma altri sono affidati a personaggi ormai autorevoli nel campo, già prima del blog. La domanda è: come hanno fatto i primi? Alcune storie le conosco – come quella di Minimum Fax – ma sarei curiosa di conoscere anche le altre “scalate al successo”.

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