L’uomo di Primrose Lane, di James Renner

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Ho impiegato relativamente molto tempo a leggere L’uomo di Primrose Lane, di James Renner. Perché:

1) Era la prima volta che leggevo un romanzo tanto lungo (500 pagine e giù di lì) in ebook. Non sono abituata a vedere la percentuale di avanzamento andare tanto lentamente, mi mette ansia. Così come mi mette un po’ ansia non tenere nella mano destra il malloppazzo di pagine rimaste, che è una bella sensazione quando si leggono libri voluminosi.

2) Inizia con un uomo – l’uomo di Primrose Lane – che indossa sempre i guanti e che è morto. Poi c’è un giornalista-scrittore investigativo che ha risolto un caso di stupri e omicidi seriali che inizia a indagare su questo caso e da lì parte tutto. Insomma, c’è un po’ di thriller, giallo e violenza. E io non posso leggere queste cose prima di andare a dormire perché poi non dormo. E io leggo quasi sempre soprattutto prima di andare a dormire.

3) Il primo malloppazzo di pagine non si capisce dove voglia andare a parare. Quindi non è che ti prenda poi così tanto, all’inizio.

Poi, come mi succede sempre, sono arrivata a un punto in cui mi sono sbloccata e dopo giorni di temporeggiamento l’ho finito praticamente tutto d’un fiato.

Il primo punto ha smesso di essere influente circa al 40%, con buona speranza per una futura lettura di Anna Karenina in ebook. (0,99 euro e maneggevole, contro 12 euro e tot chili in borsa…). Il secondo punto ha perso importanza quando L’uomo di Primrose Rose si è rivelato mica poi così tanto terrificante. Il terzo… beh, a un certo punto diventa coinvolgente e sei dentro la storia e non la molli più, o quasi.

Comunque alla fine ci sono arrivata in fondo. Anche se a essere sincera L’uomo di Primrose Lane non è esattamente il mio genere: si presenta come un thriller. (Qui la trama). Omicidi, sparizioni di ragazzine, un suicidio. Però mi ispirava molto, vuoi per la copertina, vuoi per la trama con un protagonista che è uno scrittore sotto psicofarmaci.

Poi però scopri che è un thriller con sorpresa. Sì, tipo un uovo di Pasqua.

E quando ho capito dove era la sorpresa, quando la sorpresa è arrivata (non voglio anticiparvi), ho anche compreso perché Einaudi lo presentava come “tra Lost e Stephen King” e ho iniziato a imprecare, perché io non se qualcuno di voi ha mai visto la serie tv Lost, ma è sufficiente che conosca qualcuno che l’ha visto e sa di che livello di timore e irritazione sto parlando: immaginate di leggere per anni, con grande pazienza e fedeltà, un romanzo di misteri, molto avvincente, e che questo romanzo di misteri si concluda con la più cazzara risoluzione della Storia delle Risoluzioni dei Misteri. Ecco, così è per Lost.

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Quando ho capito il punto di somiglianza tra Lost e L’uomo di Primrose Lane ho iniziato a prepararmi a una grossa delusione. E invece! E invece! Un bel finale, da schiocco di lingua soddisfatto. Mi ha fatto andare a dormire soddisfatta e paciosa. Bello, bello.

Il romanzo ha acquisito un’impennata di punti solo con la parte finale, mentre nel resto a tratti ne aveva acquisiti e a tratti ne aveva persi.

Il fatto è che L’uomo di Primrose Lane è un romanzo piuttosto complesso: è una fusione di piani temporali (bella, qui ha acquisito punti), e di generi, come il thriller, un pizzico di romanzo rosa, il giallo, e poi la fantascienza con un pizzico di horror (qui ne ha persi: la parte di fantascienza noiosa in alcune parti, ma che ci volete fare, io proprio non la digerisco, e quella horror col gatto malefico mi ha fatto storcere il naso, non m’è proprio piaciuta, c’entrava tipo le acciughe nella lepre ai broccoli, in un dei piatti più orribili di sempre a Masterchef).

Secondo me l’effetto è piuttosto calderone, e il fatto che l’autore sia esordiente si avverte nella gestione della struttura narrativa e dello stile, zoppiccante, non propriamente eccelso in vari punti. Questi sono, fondamentalmente, i difetti principali del romanzo, insieme a qualche luogo comune nella gestione della trama.

Però, che vi devo dire:

m’ha tenuta incollata, la seconda metà l’ho letta praticamente col fiato sospeso. Alla fine finissima ero emozionata. Ha delle intuizioni molto belle che m’han fatto sorridere della bellezza di leggerle. (Mi piacerebbe indicarle col dito a qualcuno che ha letto il libro e condividerle con lui, ma sembra che, almeno per ora, quasi nessuno l’abbia letto, in Italia. E’ uscito davvero da poco.) Arrivata all’ultima pagina ho cercato la dedica alla prima, e sorriso per il suo gioco. E stranamente ho letto di viaggi nel tempo senza uscirne con il mal di testa.

C’è un momento nel libro in cui viene detto che la soluzione di un caso non è mai la possibilità più complicata, che risulta essere sempre incredibilmente semplice ed elegante. Ed effettivamente, anche se si impiegano 500 pagine per arrivarci, la soluzione dei casi è semplice, elegante. Ciò che è complicato è tutto il resto che si gonfia intorno, che si auto-ossessiona e si intreccia: questo dettaglio mi è piaciuto particolarmente.

Se ne farà un film e decisamente credo che questo romanzo si presti tantissimo, per sua costruzione e caratteristiche. Il protagonista sarà Bradley Cooper. Non mi lamento 😛


L’Uomo di Primrose Lane
James Renner
2013
Stile libero Big
pp. 504
€ 19,50
ISBN 978880620928(edizione in ebook)

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6 pensieri su “L’uomo di Primrose Lane, di James Renner

  1. Io faccio fatica a capire le percentuali con l’ebook, credo che ci voglia tempo per adattarsi ad una nuova metrica della lettura :D!
    Anna Karenina lo leggi alla velocità della luce, don’t worry :D!

  2. Pingback: Libro su una sdraio e dappertutto: Ancora viva, di Carlene Thompson | lepaginestrappate

  3. L’ho finito di leggere proprio oggi, in cartaceo, ci ho messo un paio di giorni (merito delle agognate vacanze). Anche io attratta dalla descrizione che tirava in causa Lost e King, ho apprezzato proprio i salti temporali e la parte più “domestica” con le scene di vita quotidiana di David, la moglie e il bambino , insomma la narrazione della sua storia. Ho apprezzato decisamente meno la parte in cui si parlava di Unik ecc ecc, lì ho sentito una sorta di momento di smarrimento, come fossi anche io nel deserto post apocalittico e non capissi più quale fosse la direzione da prendere. ah, e pure io ho apprezzato poco il gatto malefico, se non altro per il mio amore per i gatti!! XD. L’unica parte che mi ha messo davvero il gelo addosso è stata quella dei pupazzi nella radura, anche se mi sarebbe piaciuto se avesse speso due parole per spiegare anche quella parte (quando si spiega si esorcizza sempre :D). In conclusione il libro mi è piaciuto, dai, se non altro una lettura per certi versi originale e in molte parti anche piuttosto scorrevole.
    Vale

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