In cerca di Salinger, Ian Hamilton (e il diritto al silenzio)

in cerca di salinger

In cerca di Salinger ha atteso a lungo che io mi decidessi a leggerlo: l’ho acquistato alla Libreria minimum fax in Trastevere durante un weekend a Roma, poi, confesso, me ne sono quasi dimenticata. L’ho seppellito sotto altri libri e lì è rimasto. Finché questo autunno non ho letto Miele di McEwan.

Dovete sapere che uno dei protagonisti del romanzo – di Miele, intendo – è un giovane scrittore nell’Inghilterra della Guerra Fredda e nel fermento culturale degli anni Sessanta e che viene avvicinato da un certo Ian Hamilton, fondatore della rivista The Review.  E allora, mentre leggevo, nella memoria ha fatto capolino questo nome. E mi è parsa una coincidenza strana, particolare, bella. Il fatto che il libro di uno dei miei autori preferiti nominasse Ian Hamilton, il quale aveva scritto una sorta di biografia di Salinger, i cui (pochi) romanzi ho più volte letto e riletto.

In realtà, ho scoperto più tardi, Ian Hamilton pubblicò su The Review alcuni racconti di McEwan, ed ero davanti a uno dei vari dettagli autobiografici che quest’ultimo aveva disseminato in Miele.

E così finalmente mi sono decisa ad aprire le pagine di In cerca di Salinger. Che è una sorta di biografia, non una biografia. Ed è questa la cosa bella. E’ il racconto del tentativo dell’autore, avvenuto negli anni ’80, di costruire una biografia precisa e ricca sulla vita di Salinger: tentativo che si è concluso con una denuncia da parte di Salinger, un processo che portò al divieto della pubblicazioni di molte fonti (lettere personali) che erano state la base per la costruzione della biografia, e tutta una serie di confronti spiacevoli e imbarazzanti.

E’ Ian Hamilton che ci racconta tutto, perché In cerca di Salinger è la riscrittura della biografia che gli venne vietato di pubblicare ed è la narrazione di come andò male quella prima volta. Parte da quando iniziò a “indagare” sulla vita di Salinger, già da quasi vent’anni chiuso nel suo famoso isolamento e ritirato da qualsiasi vita pubblica, e quasi niente si sapeva del grande mito autore del romanzo culto Il giovane Holden, e tutto si voleva sapere.

[Salinger] era, in tutti i sensi, invisibile, come morto, e tuttavia conservava, agli occhi di molte persone, una vera e propria forza mistica. Era famoso per non voler essere famoso.

Ci racconta l’infanzia di Salinger, i presupposti autobiografici delle sue future opere, una serie di aneddoti che mostrano il carattere di un autore intelligente, sarcastico, sempre un po’ sopra le righe senza mai essere apertamente ribelle. E’ un quadro affascinante.

E allo stesso modo, è bello leggere nelle parole di un altro l’amore per lo stesso libro. La devozione di Ian Hamilton verso Il giovane Salinger ha un sapore nostalgico e intimo, che ricorda gli anni della sua adolescenza e quella di chiunque in quell’età abbia amato quello che io considero uno dei migliori romanzi di formazione mai scritti.

Ricordo che per molti mesi dopo aver letto “Il giovane Holden”, all’età di diciassette anni, andavo in giro convinto di essere Holden Caulfield. Mi portavo il libro ovunque come una sorta di talismano.

E sì, insomma, io sono una lettrice, amo Salinger (in particolare Nove racconti), ed è interessante scoprirlo come autore, no? Pare sensato. Cercare da dove nasce un talento, ancor più quando questo talento si è mostrato il mondo per pochi anni e con poche pagine e poi a quello stesso mondo si è negato con veemenza. Ed è, in effetti, interessante leggere la sua vita e la nascita delle sue opere, così come leggere le sue reazioni secche e seccate ai tentativi di Ian Hamilton di contattarlo, o la sua comparsa sulla scena pubblica dopo anni e anni, solo per essere interrogato al processo. Tanto che la deposizione (ironica, criptica) di J.D. Salinger in quel processo rappresenta la sua unica “intervista” degli ultimi cinquanta anni. Il suo bisogno di privacy diviene in un certo senso una terra vergine che molti esploratori vogliono conquistare.

Sì, è interessante. Però.

C’è un però.

Salinger chiede costantemente a Ian Hamilton di non entrare nella sua vita privata. E’ una preghiera semplice, a volte scostante, che solo infine diviene un’azione legale.

Ian Hamilton a posteriori riflette su come abbia, con presunzione, ignorato queste richieste, andando avanti con la quinta inserita fino a sbattere contro un muro. Io lettrice, invece, leggo e mi pongo domande. In anni già lontani da quelli che vedono lo svolgersi della vicenda e che vedono ancor più amplificati problemi di allora: il diritto di un artista alla sfera individuale.

Nel 2013 un artista ormai defunto viene frugato in ogni suo avere, alla ricerca di qualsiasi cosa scritta e non pubblicata. Un artista vivente è quasi sempre costretto a essere un animale da palcoscenico. Un animale tecnologico e sempre in movimento, in contatto col pubblico, con i lettori, con le folle. Con la propria vita personale esposta e indagata. Non credo ci sia veramente una scelta, in questo.

Uno scrittore che decide di ritirarsi e di affermare il proprio diritto al silenzio, come Roth poco tempo fa, Salinger cinquant’anni orsono, attira curiosità, domande, polemiche.

Ecco, mi sono chiesta come potessi, amando le opere di uno scrittore, arrogarmi il diritto di potere entrare anche nella sua vita. Di pari passo se lo chiedeva Hamilton, con una buona dose di vergogna e umiltà, pur se comunque raccontandoci Salinger.

Sono tanti i motivi per cui leggere In cerca di Salinger è stata un’esperienza… interessante. Sia per il fremito di sporcarsi le mani frugando nella vita di un “mito”, sia per l’emozione di riscoprire dettagli di opere amate. Ma soprattutto per le riflessioni che la lettura stimola. E il diritto al silenzio.

Ho letto, poco tempo fa, che è in arrivo una corposa biografia di Salinger. (Ora che è morto, non rimane alcuna difesa della sua vita personale, a parte la ritrosia a parlare dei pochi che con lui hanno vissuto gli ultimi anni, e che rispettavano e rispettano la sua scelta. ) Credo proprio che  non la leggerò.

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Titolo: In cerca di Salinger, storia di una biografia
Titolo originale: In search of J.D.Salinger
Autore: Ian Hamilton
Editore: minimum fax
2001
ISBN: 88-87765-54-5
Traduzione: Maria Pace Ottieri
275 pagine
9,50 euro

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2 pensieri su “In cerca di Salinger, Ian Hamilton (e il diritto al silenzio)

  1. “Ricordo che per molti mesi dopo aver letto “Il giovane Holden”, all’età di diciassette anni, andavo in giro convinto di essere Holden Caulfield. Mi portavo il libro ovunque come una sorta di talismano”.

    Un po’ la ragione per la quale non leggerò mai il libro di Hamilton. Veramente, questa citazione mi ha ricordato qualcosa che diceva Bukowski a proposito di Ask the dust di John Fante (il mio libro di formazione 🙂 ). Ho ritrovato il libro nella mia biblioteca, è nella prefazione :

    Si, Fante ha avuto una grande influenza su di me. Non molto tempo dopo averlo scoperto, mi misi a vivere con una donna. Beveva come una spugna , anche più di me,e assieme facevamo delle litigate feroci, durante le quali le gridavo: ” Non chiamarmi figlio di puttana! Io sono Bandini, Arturo Bandini!”.
    Fante era il mio dio e io sapevo che gli déi vanno lasciati in pace, non si andava a bussare alla loro porta. E tuttavia mi piaceva immaginare la casa dove era vissuto, in Angel’s Flight, e illuderni che ci abitasse ancora. Ci passavo davanti quasi ogni giorno e mi chiedevo : è questa la finestra da cui è uscita Camilla? E’ quella la porta dell’albergo ? Quella la hall? Non l’ ho mai saputo….

    • Direi che mai pezzo fu più azzeccato 🙂 Comprendo benissimo che vuoi dire, e in effetti considero spesso che sia meglio non sapere niente degli autori.
      Spesso peraltro sono insopportabili, o dicono cose allucinanti o mille altre cose che potrebbero essere una delusione! Meglio domandarsi e “non saperlo mai”…

Dimmene quattro! (o quante ne vuoi)

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