Romanticismi del martedì mattina

“Cosa fai nella vita?” mi chiese.
Dovetti pensarci. Potevo dire: “Abito con Lee Mellon e faccio una vita da cane.” No, no, così no. Potevo dire: “Ti piacciono le mele?”  e lei avrebbe risposto di sì, e allora potevo dire: “Andiamo a letto”. No, no, questo dopo. Alla fine mi decisi su cosa dirle. Dissi con calma, ma con dolce certezza: “Vivo a Big Sur.”
“Ah, bello,” disse. “Io sto a Pacific Grove. Cosa fai?”
Mica male, pensai. Proverò qualcos’altro.
“Sono disoccupato,” dissi,
“Anch’io sono disoccupata,” disse. “Cosa fai?”
Questo era un suo lato nuovo e ostico, ma ormai ero pronto ad andare. Pista! La guardai molto timidamente con una specie di goffaggine religiosa che mi si ammucchiava addosso come rami di palma. “Faccio il prete,” dissi.
Mi guardò con uguale timidezza e disse con la stessa goffaggine: “Io faccio la monaca. Cosa fai?”
C’era una certa ostentazione. Cominciavamo ad andare d’accordo. Mi piaceva. Ho sempre avuto un debole per le donne sveglie. E’ una mia debolezza, ma ormai è troppo tardi per correggerla.

da Il generale immaginario, di Richard Brautigan

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2 pensieri su “Romanticismi del martedì mattina

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