Con te fino alla fine… di un’emerita bistecca!

Le storie che parlano d’amore mi piacciono molto, i libri d’amore molto meno, invece. Sarà che quando in una trama avvincente o emozionante ci sono di mezzo i sentimenti, mi sento infiorita dagli scorci sentimentali. Quando invece tutto il romanzo è un blablabla e bliblibli tra lui&lei, servito come una bistecca un po’ dura senza neppure un po’ di contorno e companatico, al terzo boccone potrebbe essere un po’ difficile da ingollare.

Capita però che alcune commedie romantiche e qualche romanzetto amoroso mi siano piaciuti abbastanza da farmi ritentare, di tanto in tanto, nella speranza di trovare qualche storia leggera e d’intrattenimento.

Così è accaduto che Con te fino alla fine del mondo di Nicolas Barreau sia caduto tra le mie grinfie. Le motivazioni per cui ho prestato più di una breve occhiata a un romanzo dal titolo che mi ispirava poco e copertina che mi ispirava ancor meno sono:

– il bombardamento mediatico con cui è stato pubblicizzato Gli ingredienti segreti dell’amore (il più famoso romanzo di Nicolas Barreau) ha fatto il suo sporco lavoro, ho allungato la mano verso il volume quasi inconsciamente;

– il primo capitolo, letto in libreria, mi aveva convinta a sufficienza; il protagonista raccontava qualche episodio di gioventù con un tono abbastanza intimo e credibile da incuriosirmi;

– ero attirata dall’autore; in genere le autrici di testi romantici sono donne, invece qui si trattava di un uomo! E francese! Quindi era abbastanza probabile che non mi sarei ritrovata tra le mani un volume infiocchettato di pizzi e cuoricini o acidità verso il genere maschile, né l’ennesima versione dell’improbabile esplorazione delle fantasie sessuali di una mediocre (illibata) grazie al carisma di un (ricco) uomo del mistero. Inoltre avevo letto che Barreau (sto quasi imparando a scrivere le vocali giuste senza controllare ogni volta) è un uomo giovane ma molto riservato e timido, che difficilmente si espone in e al pubblico: questo dettaglio, senza logica motivazione, mi aveva attirata;

– l’espediente che conduce la trama di Con te fino alla fine del mondo è classico eppure sempre gradevole: una misteriosa ammiratrice invia anonime lettere d’amore al protagonista, che (ovviamente!) tramite esse si innamora di lei e cerca disperatamente di capire di chi si tratti.

A lettura conclusa, posso dire che non so quali siano gli ingredienti segreti dell’amore, ma so che Con te fino alla fine del mondo è davvero quella bistecca dura cui vi accennavo prima: il primo capitolo filava liscio come l’olio, ma già al terzo boccone la mandibola era affaticata e il quarto e il quinto li ho nascosti nel tovagliolo.

Con te fino alla fine del mondo non è né leggero né grazioso, ma decisamente una noia mortale. (Non leggetelo.)

La cosa più interessante – a parte quel primo capitolo che mi aveva, sigh!, convinta – è il fatto che è talmente farcito di continue digressioni e inutili dettagli su qualsiasi cosa/animale/personaggio che entra in scena da essere una specie di anti-manuale di scrittura: “Come inserire tutti i più possibili dettagli inutili in uno stesso romanzo”. Dimenticate sono tutte le regole del taglia! (questo articolo linkato invece leggetelo), ma forse perché il timido Barreau sotto-sotto è un rivoluzionario?!

Riguardo alla trama… Beh, in poche parole, la misteriosa ammiratrice non è per niente misteriosa praticamente dalla terza pagina, quando il lettore capisce dove il tutto andrà a parare. (Molto più misterioso è il perché i personaggi parlino per metà in italiano e per metà in francese). La gestione del rapporto epistolare è improbabile e affrettato.  I personaggi sono vacui e stereotipati. Il carico di luoghi comuni eccessivo per un unico pasto.

Insomma, Con te fino alla fine del mondo è un’emerita… bistecca!

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4 pensieri su “Con te fino alla fine… di un’emerita bistecca!

  1. Già a leggere la sinossi sul sito della Feltrinelli, non l’avrei comprato. Adesso, c’è un piccolo mistero perché non ho mai sentito parlare di questo scrittore ! Non sarebbe possibile che sia uno scrittore italiano con uno pseudonimo francese (il nome essendo il tocco esotico per un romanzo ambientato a Parigi)…Comunque dopo la lettura del tuo post, sono contento di non avere provato la bistecca 🙂

    Alex

    • Io che pensavo che DI SICURO tu lo conoscessi! o.o Questo sì che è un bel mistero! Sul sito feltrinelli e sulla nota biografica sul libro lo si dà come un giovane trentenne parigino che ha lavorato in una piccola libreria e ora fa lo scrittore, pubblicando romanzi tramite piccole case editrici e diffusi col passaparola.
      Poi, letto il tuo commento, wikipedia mi ha informata che c’hai visto proprio giusto!!! http://it.wikipedia.org/wiki/Nicolas_Barreau L’invenzione a quanto pare è tedesca. Dovrei riesumare il mio tedesco e leggere l’articolo citato come fonte.

      In effetti l’ambientazione parigina era vista in modo molto esotico (tipo l’immagine fuori dalla realtà che danno di Roma o Firenze certi film americani, per capirci) e limitato a pochissimi luoghi. E la cosa che non ho capito è la presenza di questi dialoghi in cui i personaggi a volte parlano in francese a volte in italiano.
      Mah! Mai fidarsi dei libri consigliati da Feltrinelli, mi sa!

      Chiara

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