Un autore in cerca di personaggio (“La pazza di Itteville”, Simenon)

È ormai norma consolidata che, quando un Grande Scrittore muore, si cerchino suoi scritti persino nel cassetto delle mutande.
E così, se non rimane sconosciuta la lista della spesa ritrovata nella tasca di un cappotto vecchio di trent’anni, figuriamoci un racconto giovanile, sperimentale e, seppur senza alcun successo, pubblicato.
E così la “Pazza di Itteville”, racconto (romanzo breve?!) del 1931 uscito per inaugurare una collana di “Photo-texte” – storie accompagnate da fotografie illustratrici – che fu un tale flop da iniziare e morire con quest’unico esemplare, viene ripescato e riproposto da Adelphi in un piccolo libricino, parte del progetto di pubblicazione dell’opera integrale di Simenon.
Chissene importa se, a dire il vero, “La pazza di Itteville” è un esemplare di scrittura frettolosa, ravvivato solo raramente da qualche sprazzo descrittivo interessante. Un’opera omnia non lascia scampo.
Un brevissimo giallo con un’ambientazione classica, uno sviluppo prevedibile, una risoluzione scontata schiaffata nelle ultime pagine con il terribile metodo dello “spiegone”: l’investigatore, finora taciturno e pure dimesso, che prende con orgoglio spazio sul palcoscenico narrativo e, ta-dan!, tramite un bel monologo-fiume spiega a noi poveri mortali lettori la dettagliata risoluzione del caso. E grazie tante.
Insomma, è evidente: l’unico valore di questo romanzettino è quello di portare la firma di Simenon.
Eppure.
Eppure.
Eppure io sono qui a consigliare di leggerlo. Sì, un libro brutto. E dato che questo non è uno scherzo e che preferisco mantenere una parvenza di sanità mentale, qualche motivazione per la lettura la do, suvvia.
Che non sia “costa poco e sta in una borsetta piccola piccola”.
La prima motivazione è che leggere “La pazza di Itteville” ispira una sensazione nostalgica che a volte scaturisce dalla visione di alcuni film thriller in bianco e nero. Vecchi, vecchissimi. Non proprio di gran cinema. Ingenui per gli occhi degli spettatori di oggi.
Perché vi è la casa signorile immersa nella campagna; la notte scura con la pioggia scrosciante; tuoni, lampi, nebbia, ché fan sempre atmosfera (“ambient”, direbbe mio padre); uno sconosciuto appena arrivato in paese e ovviamente guardato con sospetto; una fanciulla bionda, eterea, bellissima, misteriosa e folle; un uomo affidabile e confortante, di buon nome e rispettabile posizione sociale.
Dai, sotto sotto nemmeno dispiace di scoprire che il finale è esattamente ciò che ci si era aspettati.
Ma, soprattutto, c’è un altro motivo per leggere “La pazza di Itteville”: però vale solo se, come me, siete appassionati lettori di Simenon.
L’interessante postfazione di Ena Marchi ci rivela infatti che ci troviamo di fronte non a uno spauracchio uscito dall’armadio dei primi racconti di Simenon, ma a una sperimentazione di personaggio, a un neonato che rimarrà per sempre in culla.
È infatti, il 1931 e Simenon ha già creato il commissario Maigret che lo destinerà alla fama. Ma Simenon nel famoso cassetto delle mutande non teneva manoscritti del cuore, ma aveva in realtà nascosto l’arma di riserva, G.7.
E che potremmo altrimenti aspettarci, da un uomo che già a vent’anni aveva deciso e compreso che la scrittura sarebbe stata la sua fonte di guadagno? Di certo non che affronti il mercato giallistico con ingenuità.
Ottanta pagine al giorno, scriveva, con metodicità. In gioventù visse per anni di racconti commerciali destinati a un pubblico popolare, i contes galants, (il corrispettivo dei moderni Harmony, più o meno) scrivendo a fiume vicende amorose, esotiche, banali, e cercando il denaro assicurato da questo tipo di filone; solo di tanto in tanto provava a far breccia in alcune riviste più raffinate. Premiata Ditta Simenon, la chiama ironicamente Ena Marchi. Commerciale e spendacciona. Incredibilmente prolifica. Amante delle donne, della moda, della vita agiata.
E che poi riesce a creare uno dei protagonisti più amati dei gialli seriali, Maigret, e alcuni tra i capolavori della letteratura mondiale. Maigret nasce alla fine degli anni ’20 e con il successo di “Pietro il lettone”; eppure Simenon non aveva dato niente per scontato: come poteva essere certo che il commissario burbero e istintivo, amante della cucina, grassoccio e fumatore di pipa avrebbe avuto successo?
Creo quindi tutta una serie di investigatori, di detective di scorta. I suoi esperimenti per i gialli seriali. Perché non si sa mai, se Maigret non avrà successo di qualcosa bisognerà pur campare.
Il protagonista de “La pazza di Itteville”, G.7, noto anche come ispettore Sancette, è uno di questi. Tanto amato da Simenon quanto diverso da Maigret: è timido, silenzioso, docile. Ha i capelli rossi e si muove quieto. È intelligente quanto beneducato.
G.7 viene accolto con fredda indifferenza e la legge del mercato vuole che venga abbandonato: di lui a noi non rimane che questo libricino, che si legge in due corse d’autobus e che non è grande qualità, ma è una tappa di vita di un grande autore.
Il ruspante Maigret, invece, conquista la folla: ed è questo che decide quale dei due sarà compagna di un’intera vita di scrittura di Simenon.
Scrittura nata dal giornalismo, allenata sotto infiniti pseudonimi con cui pubblicava romanzi popolari, sfociata in letteratura di appassionante intrattenimento e grandi capolavori.
Ena Marchi ci racconta che Simenon, di fronte alla domanda su come potesse un nuovo stile svilupparsi da pagine di spazzatura commerciale, rispondeva che chi ha scritto per anni romanzi popolari ha maturato un tale odio per tutto quanto vi è di stereotipato e di convenzionale (personaggi, luoghi, situazioni) da essere vaccinato per sempre.
Per cui, care signore e cari signori della narrativa più commerciale, ci aspettiamo grandi cose da voi.

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“La pazza di Ittevile” di George Simenon
A cura di Ena Marchi
Traduzione di Massimo Scotti
2008, pp. 82
isbn: 9788845922763
Letteratura francese
Euro 5,50
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2 pensieri su “Un autore in cerca di personaggio (“La pazza di Itteville”, Simenon)

  1. Anche Maigret non potrebbe risolvere questa imperscrutabile enigma : Come ha fatto Simenon per pubblicare 25 milioni di romanzi durante la sua carriera ? un po’ la domanda che mi pongo dopo la lettura del post.

    Alex

    • Questa sì che è una bella domanda. Io conosco pure gente che in una notta riesce a scrivere diecimila parole senza problemi, e Simenon ha scritto tanta robaccia, pur se anche tanta roba buona, e di varia lunghezza. Però il suo “scrivo un romanzo in 3 giorni” a me sembra sempre al limite della fantascienza. O un quadro inquietante alla “Lo scrittore auotmatico” di Roald Dahl!

      Chiara

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