Pranzo (non) a tre

 

Non capiva perché i coniugi Stintino fossero tanto malvisti dagli altri condomini. Erano due giovani simpatici e moderni… o almeno, così aveva deciso il signor Bandini. Assolutamente.

Proprio due ragazzi a modo!” Si sentiva in dovere di difenderli, in fin dei conti c’era quella faccenda della cantina… non erano forse stati davvero tanto gentili a lasciare che solo lui occupasse la piccola dispensa che secondo contratto avrebbero dovuto dividere? Era grazie a loro se le sue preziose bottiglie di vino – le mie piccoline, le chiamava – potevano riposare comodamente distese nelle loro culle di legno.

Il minimo che poteva fare era dividere con loro i frutti di quell’inattesa generosità.

Davvero, non gli dispiaceva.

Si sa, i giovani non hanno mai tempo di fare un buon pasto caldo! Non ho moglie né figli… e loro sono così giovani, mi viene naturale preoccuparmi per loro,” spiegava sempre con tono sicuro a chi gli chiedeva il perché cucinasse per loro tutte quelle cene.

Non confessava mai di aver già immaginato se stesso anni avanti, nonno acquisito di una discreta sfilza di bambini, parte integrante della famiglia Stintino. Avrebbero pranzato tutte le domeniche da lui, forse anche qualche volta di più. E quel pomeriggio, passando per caso di fronte alla porta aperta del loro garage, aveva sentito Benedetta ricordare a suo marito di apparecchiare per tre, per il loro “nuovo ospite speciale”. Per tre!

L’invito diretto non era ancora arrivato, ma lui non dubitava che volessero fargli una sorpresa. Controllò rapidamente che la camicia azzurra che portava, coperta da un grembiule a quadrettoni verdi e gialli, non si fosse macchiata.

Il timer del forno trillò nello stesso istante in cui lui sollevava la cornetta del telefono, al terzo squillo.

Cinque minuti e sono da voi,” disse frettolosamente, mentre afferrava le presine con impaziente eccitazione. Aprì lo sportello del forno e inspirò a fondo. Con soddisfazione ammirò la teglia colma di costine carnose e lucide di grasso. Niente a che vedere con quella volta in cui aveva preparato una confit du canard secondo perfetta ricetta francese, ma era sicuro di non sbagliare con quel piatto.

Il segreto sta nella lenta cottura e nelle erbe aromatiche.” Gli rispose solo il borbottante ribollire dell’acqua. Ancora qualche secondo e avrebbe potuto scolare le tagliatelle. Ammirò il carrello su cui erano già disposti un vassoio con un grosso arrosto di manzo e una teglia di porcellana ricolma di verdure stufate. Mancavano solo le tagliatelle al ragù e il dolce – dei tortini di cioccolato dal cuore fondente e caldo – e poi avrebbe finalmente potuto raggiungere i suoi vicini.

Fu stupito, qualche minuto più tardi, nel sentir suonare il campanello di casa.

Signor Stintino!” esclamò sorpreso ma cordiale quando aprì la porta d’ingresso. “Stavo per arrivare.”

Già, già. Ma sa, abbiamo ospiti stasera e Benedetta preferirebbe che fossi io a portare la cena.. come dire, per non far vedere che-… Sa, è meglio così.”

Il signor Bandini rimase in silenzio qualche istante. “Ma certo, ma certo,” disse senza guardarlo negli occhi, mentre lo conduceva in cucina. “È già tutto pronto.”

Si strofinò i palmi contro il tessuto pulito della camicia prima di spiegargli con tono efficiente il contenuto di ogni vassoio. Il signor Stintino ascoltava con espressione concentrata, annuendo di tanto in tanto. Poi rimase qualche istante in silenzio, con la fronte corrugata, tanto che lui temette di aver sbagliato qualcosa – la cottura della carne, forse? Eppure gli era sembrata perfetta.

Infine il signor Stintino sollevò lo sguardo. “Sì, va bene, ma il vino dov’è?”

Diamine, me ne stavo dimenticando!” Accorse in sala e tornò in cucina portando un decanter panciuto e dal collo stretto e lungo. “Deve riposare per un paio d’ore, è un Brunello del 2006, di una cantina a produzione limitata. Una delle mie piccoline…”

Già, immagino. Mi sembra vada bene, sì,” rispose l’altro con tono pratico.

Lui sorrise. “Avete ospiti, giusto?” Osservò il vino oltre il vetro sottile ondeggiare lentamente e si sentì cogliere da una leggera nausea.

Forse era un po’ stanco, si disse. L’età iniziava a farsi sentire. Dopo una tazza di tè caldo sarebbe andato a letto. “Sono sicuro che questo piccolo gioiello sarà proprio perfetto per la vostra serata speciale. Non c’è niente di meglio di buon cibo e buon vino in compagnia.”

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3 pensieri su “Pranzo (non) a tre

    • oppalà, è vero! (Anche se non ho ancora avuto il piacere di leggere John Fante)
      In realtà no, è più che altro un cognome piuttosto comune dalle mie parti, così o nella sua variante Baldini 🙂

      • Ti consiglio di leggerlo, almeno a me è piaciuto. Comunque mi piace come cognome, anche perché lo associo al personaggio Arturo Bandini. Molto bello anche il tuo racconto! 😀

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