Di quando facemmo la festa al Tetta

[Scritto per il Concorso Rivesti L’Eroe de La Stampa.
Loro lo definiscono “racconto”, ma il limite parole era tanto basso che tutt’al più si poteva scrivere una scenetta. Giust’appena. Un disegnino. Il tema dato era “La festa”.]

Di quando facemmo la festa al Tetta

Facciamogli la festa. Così dicevamo. Come se fosse un compleanno. Birre, patatine, una grigliata in campagna. Sì, facciamogli la festa, al Tetta.

Il primo a dirlo era stato Andy, ma tutti l’avevamo pensato: c’erano troppi soldi nostri nelle sue tasche. Non avremmo nemmeno finto che ci dispiacesse, certe cose non si perdonano.

Credo che quel giorno Andy avesse voglia di farsi una risata, perché prese il telefono, chiamò il Tetta e gli disse: “Vieni al Buco, c’è una festicciola, qua.” Riagganciò e rise rise rise. Facciamogli la festa, continuava intanto a ripetere Sammy con quel suo tono idiota. Nessuno gli disse niente solo perché perché era il fratello di Andy.

Quando il Tetta arrivò la prima cosa che pensai fu che doveva sospettarlo. Superò a fatica la porta del Buco, strizzando tutta la propria ciccia. Si era tirato a lucido – con la cravatta, le dita inanellate, il completo scuro e la camicia appena stirata. Aveva due ampie chiazze tonde sotto le ascelle e il viso imperlato di sudore.

“Ciao ragazzi,” disse con tono ansioso e avanzò ondeggiando verso di noi. Non potevi fare a meno di osservargli il petto: era talmente grosso che due tette appuntite e pesanti premevano contro il cotone della sua camicia, appoggiate sulla prominenza immensa del suo addome. Il Tetta, lo chiamavamo. Prima che ci rubasse i soldi.

Evitava i nostri sguardi, quel giorno. Io invece volevo fissare i suoi occhi, vedere se aveva paura, che pensava del fatto che gli avremmo sparato, di lì a poco.

Dalle mie parti, quando ero bambino, una volta all’anno si ammazzava il maiale. Era lucido, grasso. “Bisogna avvicinarsi senza far troppa paura, altrimenti la carne viene dura,” diceva mio nonno.

Lo tiravano con un uncino al collo e poi, dicevano così, gli facevano la festa. E infatti dopo noi festeggiavamo davvero, e mangiavamo fino a saziarcene. Mi venne in mente, mentre osservavo il Tetta.

Andy gli si avvicinò e gli diede una pacca sulla spalla. “Bravo,” mormorò. “Sei tutto elegante. È l’occasione per una bottiglia speciale.” Poi tenne la mano sulla nuca e lo spinse verso il retro. Mi chiesi quanto avrebbe impiegato il Tetta a capire che non avrebbe ricevuto solo un rimprovero e un paio di pugni. Immaginai la sua immensa mole che crollava a terra. Aspettai le sue strilla.

In ogni caso Andy non ci avrebbe messo molto. Era uno che si stufava in fretta. Ordinai da bere in abbondanza, intanto, perché sapevo che dopo avremmo tutti bevuto. Ci piaceva festeggiare.

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