Tutta un’altra musica, Nick Hornby

 

Non avevo mai letto niente di Nick Hornby. Non so, forse ero rimasta l’unica al mondo.
Poi il mio ragazzo mi ha sotto minaccia immediatamente gentilmente prestato Tutta un’altra musica. L’ho già citato qui. E’ finita che l’ho letto e e subito ne ho comprati altri due (Alta fedeltà e Non buttiamoco giù): il che di solito significa 1) che entro in fissa e tormento gli altri 2) che presumibilmente mi è piaciuto.

Parliamone. Non lo trovo un capolavoro. Inizia ingranando con pregi di curiosità e ironia. Poi appassiona perché c’ha quel romance&intreccio sufficientemente intrigante da farti voler scoprire subito subito che succede. Nell’ultima parte si sgonfia un po’ – come i palloncini, che fanno la pernacchia se li gonfi e non li chiudi.

Prima di parlarvi del finale e del perché alla fine mi sia piaciuto comunque e lo consigli, meglio dire più o meno di che parla: immaginate un uomo e una donna inglesi che stanno insieme da quasi metà della propria vita, che probabilmente non si amano ma va bene così – sono tranquilli, hanno qualche interesse in comune, la buona norma dell’accontentarsi li vedrebbe bene insieme, tutta la vita senza mai gridarsi contro per non scoperchiare il vaso di Pandora di quanto ci si trovi reciprocamente insopportabili e mediocri.

Non che sia tanto male, che si maltrattino o altro. Solo è… triste. A tutto ciò, aggiungete che lui ha una di quelle fisse tremende tremendissime, che se in un’era normale poteva essere confinata alle ore di solitudine e intima riflessione, nell’era di internet diviene un pensiero costante e condiviso con una comunità virtuale. Insomma, lui è immensamente fan di tale cantante semisconosciuto americano, che da vent’anni è sparito dalle scene e manco si sa dove abiti. Ma è fan al livello di stalker-fissato-ossessivo. Che manco le peggiori donnette in cerca di costanti petteguless sulle riviste del parrucchiere.
Insomma, tutto bene tra i due, più o meno. Sempre se sei disposto a farti un viaggio fino in America per accompagnare il tuo compagno a vedere il cesso (!!!!!!!!!!!) di un locale sperduto, luogo culto di pellegrinaggio dei dodici fan rimasti in tutto il mondo.

Tutto parte da qua e si dipana in maniera inizialmente piuttosto imprevedibile. L’ultimo terzo del libro, invece,  corre un po’ e fa autostop su binari prevedibili, a mio parere. Il finale rimane a prima occhiata moderatamente aperto, ma credo che pensandoci su non lo sia affatto.

Ma al di là della storia, le cose che mi sono più piaciute sono le seguenti.

Il fatto che alla fine dei conti siano tutti tutti tutti piuttosto insopportabili.  Lo confesso, sono di quelli che quando leggono cercano fin dalle prime pagine il personaggio in cui almeno un po’ rivedersi e per cui, sotto sotto o altre volte apertamente, tifare. In Tutta un’altra musica, tutti i personaggi sono un tal concentrato di fallimenti, difetti e moderati pregi, che è facile disprezzarli un po’ e al contempo condonargliele tutte.

E’ ironico. Deliziosamente divertentissimamente ironico. Del tipo che ti ritrovi a ridacchiare qua e là e su e giù. Anche quando peggio di così non potrebbe andare. E’ meravigliosamente ironico.  Se Hornby è così sempre, io non lo mollo più.

E’ amaro. Ma non in modo strappalacrime. E’ più rassegnato con qualche sprizzo piccino di speranza. Fa riflettere, su tematiche pure molto importanti – il tempo perduto, le occasioni mancate, le inutili rinunce di tutta una vita – eppure non deprime né è lacrimoso. Malinconico, però per fortuna c’è sempre l’umorismo.

C’è una chicca. Una citazione resa romanzo. L’ho sospettata, poi intravista, infine ne ho avuta conferma quando Hornby l’ha apertamente nominata: per chi almeno un po’ ne ha avuto sentore, è impossibile non accorgersi che Tutta un’altra musica è la resa romanzo della selezione sessuale teorizzata da Darwin. Ricordando le parole di un mio professore, e facendola breve… diciamo che “la donna” tende a scegliersi come compagno l’uomo stabile – economicamente eccetera -, anche mediocre, e come padre dei propri figli (e quindi come tramandatore di geni)l’amante, che abbia la dote particolare, il successo, la bellezza, la genialità, e così via. Anche se sono contenuti in un uomo francamente tremendo come compagno. Così, detta in breve e con estremismi.

Insomma, è stato una buona lettura – scorrevole e appassionante, che tratta di persone-rimpianti-musica-amore. Ce ne è per tutti i gusti.

Titolo – Tutta un’altra musica
Titolo originale – Juliet, Naked
Autore – Nick Hornby
Casa editrice – Guanda
Pagine – 322
Prezzo cartaceo – € 17,00
Prima pubblicazione – 2009

Varie:

dal sito dell’autore, trama del romanzo – Juliet, Naked il titolo originale. Si può anche leggere il primo capitolo in pdf.

critiche al romanzo. Tutte piuttosto condivisibili. (Non è un capolavoro, ma è piuttosto godibile e non lo si molla fino all’ultima pagina)

scheda sul sito Guanda

recensione dell’Observer

 

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2 pensieri su “Tutta un’altra musica, Nick Hornby

  1. Nick Hornby è il mio autore preferito, forse. Sono d’accordo con tutto quello che hai detto, e personalmente ti dico che Non buttiamoci giù non mi ha fatto impazzire. Stessa cosa: parte benissimo, idea favolosa, ma… boh?
    Il migliore per me è Alta Fedeltà. Ottimo acquisto! Consiglio anche About a Boy, è il primo che ho letto ed è il motivo per cui ho comprato tutti gli altri.

    • Autore preferito? Ehi, ma allora è una cosa seria :*
      Argh, davvero non ti è piaciutissimo? Mi sa che allora Hornby ha un problemino a gestire la seconda metà dei romanzi. Belle ide e poi difficoltà di risoluzione?
      Allora inizio da Alta Fedeltà. About a boy è in wish list, a questo punto 🙂
      grazie per il suggerimento!

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