Problemi di gusti [schizzighiribizzi]

[scritto per il Concorso Santa Margherita, racconto breve a tema cibo-vino]

Problemi di gusti

Capì che c’era qualcosa che non andava alle sette e venticinque di mattina.
“Credo che qui ci sia un problema,” disse, lo sguardo fisso sulla tazza di caffè che stava sorseggiando, e con qui intendeva sotto ai propri occhi.
“Ma cosa dici, caro,” gli rispose Anna, distogliendo per un attimo l’attenzione dalla pagina dei necrologi del quotidiano.
“Il caffè,” spiegò brevemente. Fin troppo, forse, ma non poteva non sentire anche lei che era dolciastro, acquoso e con un vago sentore di bruciacchiato.
Anna però non sembrava pensarla allo stesso modo. “È come sempre, caro,” replicò con un tono sicuro che non ammetteva repliche. “Hai preso le tue vitamine, stamattina? Mi sembri un po’ confuso.”
Egidio ripensò ai fatti di quella mattina anche al lavoro e si chiese se avesse fatto qualcosa di sbagliato, se fosse una sorta di punizione. Rifletté ancora tornato a casa per il pranzo, fissando la fettina di maiale sul proprio piatto: l’impanatura si era staccata dalla carne come una seconda pelle, formando un mucchietto viscido accanto alla bistecca asciutta e dura. “Credo che qui ci sia un problema,” disse.
“Credo che la carne sia davvero ottima,” commentò Anna, sorseggiando del vino bianco da un bicchiere basso e panciuto.
Egidio si chiese dove fosse il suo solito calice e da dove venisse quel vino bianco da supermercato. Trascorse il pomeriggio lavorando per un importante processo che attendeva un suo cliente, ma non riusciva proprio a concentrarsi. La sensazione di inquietudine si accentuò quando superò la soglia di casa e fu accolto da un pungente odore di cipolla bruciata.
A cena, mentre studiava gli spaghetti mollicci e collosi che galleggiavano in un sugo grumoso, fu con un groppo in gola che annunciò: “Credo che qui ci sia un problema.”
Anna lo squadrò rapidamente. “Egidio, caro, dovresti andare a dormire, oggi sei davvero strano.”
Lui annuì e obbedì; si coricò su lenzuola spiegazzate colmo di malinconia per i giorni in cui tornare a casa era ancora qualcosa che attendeva con gioia. Ripensò ai manicaretti che cercava di indovinare dal profumo sulle scale, ai vini scelti che accompagnavano ogni piatto, alla sua tazza preferita colma di caffè nero e ben caldo. Si addormentò con lo stomaco vuoto e l’acquolina in bocca.
Al proprio risveglio scoprì che non era stato un brutto sogno davanti al piattino sbeccato e al caffè di nuovo dolciastro, acquoso e con un vago sentore di bruciacchiato. La voce gli morì in gola, mentre fissava tristemente la propria colazione.
“Credo che qui ci sia un problema,” disse Anna, e con qui intendeva sotto ai propri occhi. Tenendo lo sguardo su un qualche punto della libreria in sala. “Quella nuova ragazza, Lucia, dovrebbe imparare a spolverare tutte le mensole.”
Egidio si riscosse all’istante. “Lucia?”
“Ha sostituito Edna.”
Egidio ripensò alla sensazione di abbandono del giorno precedente. Non impiegò molto a decidere ed alzarsi.
“Dove stai andando?” gli chiese Anna seguendolo in camera. “Da lei, vero?”
Annuì senza alzare gli occhi dalla piccola valigia che stava riempiendo.
“L’ho licenziata per questo, sai? Sapevo che c’era qualcosa tra voi due,” ribatté lei con tono tese, fremente.
Lui non seppe che ribattere, anche perché si sentiva indebolito dal digiuno forzato del giorno precedente. Era impaziente di bere una tazza del caffè di Edna.
Uscì di casa sotto lo sguardo furente della moglie e percorse rapidamente i metri che lo separavano da una piccola casa in fondo alla via. Bussò e, quando la porta si aprì, chiuse gli occhi e inspirò a fondo l’aroma della colazione.
“La stavo aspettando,” esordì sorridendo la signora di mezza età che lo accolse, i fianchi larghi fasciati da un vestito a fiori azzurri.
“Non so bene come funziona, ma… vorrei una camera e pensione completa,” disse lui.
“Per pranzo ci sarà agnello al forno con le patate, proprio come piace a lei, signor Egidio. E un bel calice di Cannonau.”
Lui fece un passo avanti, già con l’acquolina in bocca, sentendosi a casa.

 

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