Hemingway mi annoia.

Credo sia tutto cominciato quando avevo 12 anni.

All’epoca mi piaceva fare la grande. Trascorrevo i pomeriggi a casa depredando la libreria di casa. I libri di papà e mamma, quelli da grandi.

Poi facevo la brava bambina e andavo da loro a chiedere consigli. (Che non lo sapevano che, intanto, mi ero sfogliata ogni volume esistente, più o meno adatto).

Papà mi mise in mano Orwell e fu amore. (“Cos’è il comunismo?”, gli chiesi chiudendo La fattoria degli animali). Per un po’ andò abbastanza bene. Finché lui non decise che ohhhhhh, avrei SI-CU-RA-MEN-TE adorato Hemingway. Come non potevo amare Il vecchio e il mare? Non avevo trascorso l’infanzia col muso tra le pagine di Salgari, appassionata seguace delle più avventurose storie di pirati? Insomma, mare lì e mare qui. Ci siamo capiti…

E così, avevo 12 anni, in mano una vecchissima copia di Il vecchio e il mare, dalla copertina di pelle marrone e le pagine dalla carta spessa e giallastra,  e un viaggio di tre ore per Venezia. All’epoca, oltre a ritenermi grande, mi ritenevo pure in grado di vincere il mio innegabile mal d’auto, per cui mi ostinavo a leggere frasi, poi riportare lo sguardo sulla strada, poi sospirare, mangiare una mentina, leggere un’altra frase e così via.

Il vecchio e il mare per me è e resterà sempre questo. La sensazione confusa e nauseante del mal d’auto. La copertina di pelle senza immagini, rigida e fredda al tatto. Ma, soprattutto, un’assoluta noia associata a un’incoffessabile incapacità di capire cosa diamine fosse raccontato.

Eh, perché io Hemingway non lo capisco. Che diamine vuoi comunicarmi, Hemingway? Perché io non ci arrivo.

E poi mi annoia.

Ma suvvia, se a 12 anni basta una cocente delusione a porre marchio d’infamia, crescendo magari si ritorna sui propri passi.

Per cui, spinta dal revisionismo adolescenziale, presi in mano Fiesta. (Ero una fondamentalista dei classici, all’epoca e a quanto pareva non potevo proprio rimanere all’oscuro di Hemingway, macchiata dal mal d’auto dei miei dodici anni). A sorpresa, non andò malaccio, per cui tutta ringalluzzita comprai l’integrale dei suoi racconti.

Vero è, che all’epoca faticavo ad apprezzare i racconti come forma narrativa (che invece ora amo – sicuramente anche per la mancanza di tempo rispetto a prima…). Preferivo i tomi che pesassero MINIMO ottocento chili; le trame che mi coinvolgessero fino a farmi dimenticare qualsiasi altra cosa.

E poi niente, erano tanti racconti brevi (i 49 racconti, i successivi e i postumi)… e io di nuovo mi annoiavo. E non li capivo. Ripresi pure in mano Il vecchio e il mare e, ancora, lì a chiedermi di che parlasse e come diamine potesse essere cosìtantotanto lento e assolutamente no-io-so.

Ed eccomi, sette anni dopo. I racconti ancora in mano. Han vegetato sul comodino, fatto un po’ di muffa, sono stati umiliati e scartati per altre letture.

A questo punto mi rassegno, perché mi pare evidente che io e Hemingway poco ce la intendiamo, mal d’auto o meno.  Racconta roba poco interessante senza che mi divenga interessante. La pesca alla trota, tipo. La prosa asciutta mi piace, in genere, ma nel suo caso continua a sembrarmia frammentaria e ostica, al limite di una cronaca telegrafica.

E la sua teoria dell’iceberg!

Com’è che diceva? Che la sua prosa era come un iceberg, sommerso per sette ottavi della propria mole.  “Cerco sempre di scrivere sul principio dell’iceberg. […] Tutto quello che si sa lo si può eliminare e questo non fa che rinforzare l’iceberg. ”

E così via di taglia&taglia, secondo il principio dell’omissione. E poi mi chiedo perché io non capisco niente, tra la caccia-la pesca-e pure l’omissione. Io sono una da dettagli, infiniti. Tipo una puntigliosa rompipalle. Da particolari minimi e sguardi poliedrici. Da narrazioni.

E per questo, rimetto i racconti di Hemingway in libreria. Rimarrano tra i pochi volumi non portati, ostinatamente, a termine.

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7 pensieri su “Hemingway mi annoia.

  1. Non ci posso credere! Almeno non mi sento sola. Il vecchio e il mare, insieme a Il deserto dei tartari di Buzzati, è stato il libro che più mi ha annoiato. Non ce la faccio. Dovrei dare un’altra occasione a Hemingway? Non lo so.

    • Mi sento meno sola!XD
      Dino Buzzati segue Hemingway nel mio declino di noia 😄 (alias libri in cui NonSuccedeUnCappero)
      Proprio l’altro giorno lo nominavo associato a Il vecchio e il mare!

      Il film, invece, è bello! Eh sì!

      Dare un’altra occasione a Hemingway… al momento mi viene mal di pancia al solo pensiero, quindi ti capisco se deciderai di no… Voglio dire, Hemingway è ovviamente osannato come un grande della letteratura. E questo non è in dubbio (ho adorato giusto qualche giorno fa rivederlo in Midnight in Paris xD). Però non è che debbano piacere tutti e a tutti i grandi della letteratura!

  2. Ahah. Io detesto Hemingway tanto quanto detesto Baricco.
    Me li immagino questi autori, chini sulle loro pagine piene di parole, a ridere di quanto poco i lettori capiranno quello che hanno appena scritto. Perchè, taglia&taglia, rimane una vaga idea, ma di certo non la comprensione, e io quando leggo qualcosa lo devo capire fino in fondo.

  3. Io un giorno presa da un’infrenabile voglia di leggere una sera mi imbarcai proprio in Fiesta,l’ho terminato perché dato il rispetto che porto ai libri non riesco a non finirlo,mi sembra come dare una buca ad una persona, però ho provato il tedio che hai descritto tu per il vecchio e il mare, e non sono riuscita a leggere altro! Detto questo, complimenti per il blog:)

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