“Non solo a Natale”, di Roddy Doyle

Non ho mai letto niente di Roddy Doyle (finora). In parte non ve ne è stata occasione, in parte perché il suo romanzo più famoso ha un titolo (Paddy Clark Ah Ah Ah) che non mi ispira per niente.
Poi qualche giorno fa mi sono trovata tra le mani questo libricino, Non solo a Natale.
Edizione Guanda, collana Microcosmi. 76 pagine scritte grosso e BEN distanziato. 7,90 euro di prezzo (decisamente troppi per un racconto spacciato per romanzo breve). 2012 l’anno di pubblicazione.
(Meno di 30 minuti di lettura)
Ultimamente ho un’insistente curiosità – più o meno riflessiva – verso storie e romanzi che raccontano fratelli. C’è nel rapporto tra fratelli qualcosa di intenso e unico – al contempo violento e di grande conoscimento reciproco. E così mi ritrovo a ripensare a I fratelli Karamazov, che avrebbero bisogno di essere tolti dalla naftalina dopo la prima affamata lettura di quando avevo diciotto anni. Le sorelle Materassi, che ancora mi sta sul groppone da quando me ne fu costretta la lettura da un’insegnante con pessima attitudine alla comprensione dei suoi studenti. Easter Parade, la cui desolante rassegnazione mi adombra l’umore ogni volta che ci penso. I Tenenbaum e Il treno per il Darjeeling (tre fratelli il primo, tre fratelli il secondo), film di Wes Anderson, eclettici e malinconicamente ironici. Ne scrivo – in brevi frammenti per “Rivesti l’eroe” organizzato da La Stampa e in qualcosa di più, che arranca nella stesura.
E poi mi trovo tra le mani questo libricino, che mi promette una breve e moderna storia di due fratelli, Danny e Jimmy, e del loro incontro dopo aver trascorso più di vent’anni senza parlarsi né vedersi.
Ok, ottimo, ho pensato. Sembra curioso.
E curioso lo è. Alla fine di quelle poche pagine ci arrivi con la fretta di scoprire che diamine sia successo per separare due fratelli in infanzia tanto uniti. E le briciole di quotidianità e caratterizzazione lasciate lungo il percorso sono reali. Scarne, a volte – come scarna ed essenziale è la scrittura dell’autore, lineare, senza fronzoli. Frasi brevi, molti a capo, dialoghi snelli. Pensieri, quelli del protagonista, semplici ma credibili – ma che compongono un quadro piuttosto delineato: un fratello più timido e vittimista, l’altro sbruffone e impulsivo (ma, forse, spesso più sincero). E l’orgoglio temibile nel rapporto. I piccoli inganni. Le risse, le gelosie, la complicità. Dublino sullo sfondo.
Lascia un po’ di amarezza, questo “Non solo a Natale”, eppure non riempie né lega la bocca il suo sapore. Scivola presto tra altri pensieri senza troppi tentativi da parte del lettore di trattenerlo. La semplicità della scrittura che all’inizio intriga (così credibile per rappresentare il quieto e borghese Danny!), infine si rivela anche nella trama: le rivelazioni attese sono banali, la risoluzione finale è abbozzata, inconsistente.
Lettura svelta per un tragitto sui mezzi pubblici.

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