Prima di leggere un libro (innamoramenti. McEwan)

Prima di leggere un libro

(innamoramenti. McEwan)

Non sono molti gli autori di cui aspetto con ansiosa e fremente impazienza un nuovo romanzo. Se ci penso, la maggior parte degli autori di cui ho letto tutta o quasi la bibliografia è morta da un pezzo oppure ha iniziato a sfornare libri a una velocità tale (e qualità minore, che non sono dettagli) da superare la mia capacità di attenzione.
Ma comunque. Due resistono, stoicamente. Ian McEwan e Jonathan Franzen. Il primo coi suoi romanzi a intervalli regolari, l’altro coi suoi pochi volumi che sembrano per lui più difficoltosi di un parto trigemellare.
E comunque. È uscito un nuovo romanzo di McEwan (e un saggio di Franzen, peraltro), questo mese, e da sabato è nelle mie mani.
Iniziare un nuovo libro di uno dei propri autori preferiti significa aspettarsi qualcosa: un nuovo capolavoro? (Una nuova indimenticabile “Espiazione” che fu una delle più grandi rivelazioni letterarie della mia vita di lettrice?) Una delusione? Qualcosa che sia “all’altezza” dei precedenti?
Personalmente, ho solo le aspettative di un’affezionata lettrice che attende il nuovo incontro con un amato scrittore. Non so che sorprese nasconderà – o se vi saranno delle sorprese. Non so se sarà una nuova grande Espiazione, non leggerò misurando il miglioramento dello scrittore: voglio solo una storia appassionante, voglio nuove sue parole, voglio l’intimità dei suoi sguardi e la compostezza della sua scrittura. Non me ne frega niente se è un Gran Romanzo oppure no. Voglio solo che mi racconti un’altra storia.

Sì, lo confesso: ritrovarmi tra le mani un suo nuovo volume mi emoziona in modo quasi infantile. O senzadubbio infantile.

Eccolo il mio volume, lo rimiro da tutte le parti, temo e al contempo anelo il momento in cui lo inizierò e finirò, pregusto la sensazione di scivolare nella sua prosa così misurata ed elegante. Mi capita con quasi nessun altro. Ci sono romanzi e modi di scrivere per tutti, e per me McEwan è esattamente come una seconda pelle. Si adagia sulla mia senza increspature. Non nasconde i miei difetti. È scoperta e nuda da ogni angolazione. C’è della presunzione in questo, ma quando leggo un libro ci sono solo io, in fin dei conti. Io, le pagine, e lo scrittore. Non posso fare a meno, a volte, di pensare che almeno un po’ sia stato scritto per me.

Ma non mi vergogno dei miei pensieri, o della mia eccitazione da bambina (quanto ho rotto le scatole a chiunque mi conosca, sapendo che “Miele” era uscito!): con Franzen mi permetto meno tali esuberanze (mi incute rispetto, ma pure una certa soggezione, con quella sua implacabile e rassegnata scrittura – e attitudine), ma mi sembra sempre che McEwan sia al contempo lucido e indulgente nei confronti delle frivolezze umane. E quindi anche un po’ delle mie.

E così eccolo tra le mie mani, eccola la prima pagina, e ah! Com’è bello fremere di anticipazione. In fin dei conti, con McEwan ho avuto una delusione (“Chesil Beach”) e undici innamoramenti, più o meno intensi. A pensarci bene, è più di quanto si possa dire per tutta la mia vita sentimentale.

Mi chiamo Serena Frome (che fa rima con plume) e poco meno di quarant’anni fa mi mandarono in missione segreta per il British Security Service.

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4 pensieri su “Prima di leggere un libro (innamoramenti. McEwan)

    • Eppure! Ho comprato “Una certa idea di mondo” di Baricco, che usciva in questi giorni con La Repubblica e raccoglie 50 sue recensioni a libri, e ce ne è una dedicata a Chesil Beach, nella quale dopo una critica spietata a McEwan lo elogia come capolavoro. L’unico romanzo di McEwan che a lui piaccia, a quante pare… mah! Forse è destino, allora, che io adori McEwan e Baricco mi sia sempre stato un po’ indigesto 🙂

      Miele, divorato in due notti. E’ appassionante e molto coinvolgente. Davvero piaciuto! Mi ha ricordato Espiazione, per alcuni elementi che ha ripreso.

      Grazie per essere passata 🙂

  1. Pingback: Sul piacere della lettura: Miele di McEwan « lepaginestrappate

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